Tempo medio di lettura: 2 minutiPregiatissimo Direttore,
non critico il merito della riforma costituzionale sulla Magistratura promossa dal Governo, ma il metodo utilizzato per l’approvazione di tale riforma, di fronte alle tante contraddizioni non solo politiche, ma anche culturali e morali manifestate durante la campagna referendaria da molti esponenti del Governo e dell’attuale maggioranza politica.
Sono emersi anche evidenti conflitti di interesse rispetto a quanto espressamente stabilito dall’art. 54 della Costituzione. Questa volta la maggioranza del Popolo italiano ha superato la sua solita indifferenza civile e politica e si è espressa a favore della difesa delle nostre Istituzioni pubbliche e democratiche secondo il senso di Bene pubblico e comune di tutti punendo con il proprio voto democratico l’ostentata “hybris” (arroganza) di onnipotenza dimostrata dai nostri attuali governanti.
Loro, i governanti, volevano modificare una parte importante della nostra Costituzione democratica, relativa alla separazione dei Poteri dello Stato e al controllo giudiziario sull’attività del Governo, unilateralmente e senza il concreto contributo delle opposizioni parlamentari e delle rappresentanze politiche e civili del Paese, come invece fecero tutti i partiti politici di ispirazione democratica che, pur con ideali diversi, dopo la proclamazione della nostra Repubblica democratica, redassero insieme la nostra Costituzione in accordo e in collaborazione tra loro.
A tale riguardo risultano sempre illuminanti le sagge parole espresse da un grande e intelligente personaggio politico e primo ministro francese del XVII secolo: “Il peggior governo è quello la cui unica risorsa risiede nella volontà del Sovrano che non solo è incapace, ma è anche così presuntuoso da non avvalersi di alcun consiglio, mentre il migliore è quello in cui il primo movimento deriva dallo spirito del Sovrano che, pur in grado di agire da solo, ha tanta modestia e discernimento da non intraprendere niente senza buoni consigli, secondo il principio che un occhio vede meno di molti” (Cardinal Armand-Jean du Plessis de Richelieu, Testamento politico).
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)
Lettera alla redazione, «Questa volta il popolo ha punito la “hybris” del Governo»
Alberto Morandi, da Laveno Mombello, ha inviato una lunga lettera alla nostra redazione, commentando la scelta della maggior parte dei cittadini italiani che si sono recati alle urne lo scorso weekend
Pregiatissimo Direttore,
non critico il merito della riforma costituzionale sulla Magistratura promossa dal Governo, ma il metodo utilizzato per l’approvazione di tale riforma, di fronte alle tante contraddizioni non solo politiche, ma anche culturali e morali manifestate durante la campagna referendaria da molti esponenti del Governo e dell’attuale maggioranza politica.
Sono emersi anche evidenti conflitti di interesse rispetto a quanto espressamente stabilito dall’art. 54 della Costituzione. Questa volta la maggioranza del Popolo italiano ha superato la sua solita indifferenza civile e politica e si è espressa a favore della difesa delle nostre Istituzioni pubbliche e democratiche secondo il senso di Bene pubblico e comune di tutti punendo con il proprio voto democratico l’ostentata “hybris” (arroganza) di onnipotenza dimostrata dai nostri attuali governanti.
Loro, i governanti, volevano modificare una parte importante della nostra Costituzione democratica, relativa alla separazione dei Poteri dello Stato e al controllo giudiziario sull’attività del Governo, unilateralmente e senza il concreto contributo delle opposizioni parlamentari e delle rappresentanze politiche e civili del Paese, come invece fecero tutti i partiti politici di ispirazione democratica che, pur con ideali diversi, dopo la proclamazione della nostra Repubblica democratica, redassero insieme la nostra Costituzione in accordo e in collaborazione tra loro.
A tale riguardo risultano sempre illuminanti le sagge parole espresse da un grande e intelligente personaggio politico e primo ministro francese del XVII secolo: “Il peggior governo è quello la cui unica risorsa risiede nella volontà del Sovrano che non solo è incapace, ma è anche così presuntuoso da non avvalersi di alcun consiglio, mentre il migliore è quello in cui il primo movimento deriva dallo spirito del Sovrano che, pur in grado di agire da solo, ha tanta modestia e discernimento da non intraprendere niente senza buoni consigli, secondo il principio che un occhio vede meno di molti” (Cardinal Armand-Jean du Plessis de Richelieu, Testamento politico).
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.
Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)
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