Germignaga | 12 Marzo 2026

“Bello sarebbe…”: storie di umanità coraggiosa in scena al Teatro a Germignaga

Sabato 14 marzo, Stefania Mariani porterà in scena al Teatro Italia di Germignaga uno spettacolo con musica dal vivo che invita a celebrare la gentilezza e la meraviglia

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Che cosa possono avere in comune Beatrix Potter, Giovanni Segantini, Maria Lai e Domenico Lucano? Apparentemente molto poco. Una scrittrice e illustratrice inglese, un pittore nato ad Arco quando il territorio apparteneva all’Impero austro-ungarico, un’artista sarda e un sindaco calabrese. Eppure sono proprio le loro storie a incontrarsi sul palco del Teatro Italia di Germignaga, sabato 14 marzo alle 21, nello spettacolo Bello sarebbe! di Stefania Mariani, attrice e autrice svizzera.

Il filo che li unisce sono quattro parole molto semplici: sogno, cura, bellezza e coraggio. Parole che rischiano facilmente di diventare astratte, ma che in questo caso vengono ricondotte alle vite concrete di quattro persone che, in modi molto diversi, hanno cercato di guardare il mondo e modificarne almeno un piccolo pezzo.

Prendiamo Beatrix Potter. La conosciamo soprattutto per Peter Rabbit, ma dietro quei libri illustrati c’era una donna con una grande curiosità scientifica e un rapporto molto forte con la natura. Si interessò di botanica e micologia, realizzando anche accurate illustrazioni scientifiche, e più avanti acquistò una fattoria nel Lake District, diventando anche una convinta conservazionista. La sua indipendenza passò quindi non soltanto dalla scrittura, ma dalla possibilità di costruirsi una vita lontana dalle aspettative che la società vittoriana aveva per una donna della sua classe.

Anche Giovanni Segantini porta con sé una storia tutt’altro che semplice. Rimasto orfano molto giovane e apolide dal 1865, attraversò un’infanzia difficile prima di arrivare all’Accademia di Brera e affermarsi come pittore. La natura diventerà progressivamente uno dei grandi temi della sua pittura, soprattutto dopo il trasferimento verso le Alpi. La «cura» associata a Segantini nello spettacolo può allora essere letta anche come un modo particolare di guardare: osservare il paesaggio fino a trasformarlo in qualcosa di più della semplice realtà.

Poi c’è Maria Lai, forse la storia che più concretamente dimostra come l’arte possa uscire dal museo e diventare un’esperienza condivisa. Nel 1981, a Ulassai, l’artista realizzò Legarsi alla montagna, coinvolgendo gli abitanti del paese e collegando le case al monte Tisiddu attraverso un lunghissimo nastro azzurro. Non era più soltanto un’opera da osservare: era un’azione alla quale partecipare. Il paese diventava parte dell’opera stessa.

Ed è forse qui che la parola bellezza acquista un significato meno scontato. L’arte di Maria Lai non serviva semplicemente a rendere più bello un luogo: poteva creare un’occasione di incontro, mettere in relazione persone e persino dare una forma visibile ai rapporti fra gli abitanti. Una concezione dell’arte molto vicina a quella frase attribuita alla stessa Lai e riportata nello spettacolo: «la funzione essenziale dell’arte: imporre una tregua alle lotte degli uomini».

Infine c’è Domenico Lucano, legato alla storia di Riace e al cosiddetto «modello Riace». La sua esperienza politica è diventata conosciuta anche fuori dall’Italia per il progetto di accoglienza dei migranti sviluppato nel paese calabrese, dove l’arrivo di persone provenienti da altri Paesi si intrecciò con il problema dello spopolamento e delle case abbandonate. La vicenda di Riace è stata però anche al centro di un lungo e controverso procedimento giudiziario, che rende la sua storia più complessa di una semplice celebrazione dell’accoglienza.

Ed è forse proprio questo il punto interessante dello spettacolo: non raccontare quattro vite perfette, ma quattro modi di provare a fare qualcosa. Attraverso la scrittura, la pittura, l’arte partecipata o l’impegno civile, ciascuna di queste storie parte da una realtà concreta e prova a immaginare che possa essere diversa.

Le biografie saranno portate in scena da Stefania Mariani, accompagnata dal violino di Amanda Nesa. La narrazione teatrale diventa così un incontro fra parole e musica, fra vicende molto lontane nel tempo e nello spazio ma capaci di arrivare a una domanda piuttosto attuale: che cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per non limitarci ad assistere alla realtà?  E forse è proprio questo il senso di un titolo come Bello sarebbe: non una certezza, ma una possibilità.

A completare la stagione serale del Teatro Italia sarà, sabato 11 aprile, Alfonsina Strada di Federica Molteni, della compagnia Luna e Gnac, dedicato alla vita della celebre ciclista italiana.

Per lo spettacolo del 14 marzo l’ingresso è di 15 euro. È inoltre possibile acquistare il «biglietto sospeso», lasciando un biglietto a disposizione di chi non può permetterselo. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il 339 129 1433, dalle 12 alle 18, oppure scrivere a direzioneyoukali@gmail.com. Il ritiro dei biglietti è previsto al Teatro Italia dalle 18.30 del giorno dello spettacolo.

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