Un episodio di follia ha segnato la giornata di lunedì a Laveno Mombello, dove un uomo di 44 anni, di origine marocchina e residente in Italia da decenni insieme ai genitori, è stato arrestato dopo aver minacciato i carabinieri.
Secondo quanto riportato dal quotidiano locale La Prealpina, l’uomo ha reagito in maniera violenta all’intervento dei militari della Stazione di Castelveccana sotto la sua abitazione, passando dagli insulti a minacce dirette, come «Toglietevi la divisa e vi ammazzo» e «Vi spacco la faccia», colpendo a manate anche il cofano della sua auto. La situazione non è migliorata nemmeno in caserma, dove ha continuato a manifestare comportamenti aggressivi, rendendo necessario il suo trasferimento in carcere.
Martedì mattina, l’uomo – che svolge lavori saltuari al mercato e ha problemi psichici che fanno sì che venga seguito da un amministratore di sostegno – è stato portato davanti al giudice Francesco Anello per l’udienza di convalida dell’arresto, assistito dall’avvocato Davide Sfulcini.
Dalla ricostruzione dei fatti che si legge sulle pagine del quotidiano, è emerso che il 44enne ha un passato giudiziario complesso, con numerosi precedenti per episodi talvolta sfociati in modalità aggressive, spesso verso le forze dell’ordine. Una situazione che ha portato la Procura a ritenere impossibile gestire la situazione con misure alternative al carcere.
Nell’aula del Tribunale di Varese l’uomo ha cercato di sminuire la gravità della situazione, sostenendo che le sue minacce fossero rivolte a un allarme che aveva suonato tutta la notte, privandolo del sonno, e di aver poi mantenuto toni cordiali con i carabinieri in caserma. In più, ha affermato di avere un buon rapporto con la madre, anche se, nel gennaio scorso, era stata proprio lei a denunciare maltrattamenti subiti dal figlio.
Il pubblico ministero Davide Toscani ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per il 44enne, evidenziando le tensioni familiari e l’incapacità dell’uomo di mantenere comportamenti adeguati. Sebbene Toscani abbia riconosciuto la necessità di un percorso di cura per la dipendenza da sostanze, ha anche sottolineato che il carcere non è il luogo ideale per affrontare tale problema. D’altra parte, la difesa ha richiesto la remissione in libertà o una misura meno afflittiva. La decisione finale del giudice è stata quella di disporre la custodia cautelare in carcere.
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