È novembre, fuori piove. In una stanza illuminata da piccole candele, tra il profumo di foglie bagnate e il silenzio, attorno al tavolo un gruppo di insegnanti ed educatori. Davanti a loro non ci sono quaderni da riempire, ma pagine già scritte e libri da macero. Parole che aspettano di essere ritrovate. È in questo spazio, intimo e sospeso, che il Metodo Caviardage® prende forma, come pratica poetica di cura di sé.
Lo racconta Chiara Zuffrano, pedagogista e insegnante, che porta laboratori di scrittura e consapevolezza, tra biblioteche e contesti educativi del nostro territorio. La scrittura l’ha sempre accompagnata, ma è nella biografia che, in un primo momento, ha ritrovato una buona pratica per la cura di sé:
«Mi sono laureata con Duccio Demetrio ed Emanuela Mancino. Poi sono stata assistente di Emanuela Mancino per cinque anni e in questo periodo ho approfondito tutta la parte di cura di sé attraverso il metodo autobiografico».
Ed è da questo momento che, per Chiara, la scrittura diventa un vero e proprio strumento di consapevolezza. Grazie al percorso di studi che l’ha portata ad approfondire la pratica filosofica dell’autobiografia, in cui la scrittura era considerata un esercizio fondamentale per prendersi cura dell’anima.
Ho sempre lavorato in progetti con adolescenti come educatrice e come pedagogista, e mi rendevo conto che la scrittura, in questi contesti, faceva proprio star bene. Scrivere anche cose piccole, testi di canzoni per esempio, portavano le persone a fermarsi, a prendersi tempo per stare in silenzio, concentrarsi su di sé. Anche solo questo aiuta con la cura e il benessere.
È poco prima del periodo del covid che Chiara si avvicina al Metodo Caviardage®, un metodo di scrittura poetica, ideato da Tina Festa, che aiuta a tirar fuori la poesia nascosta dentro di noi, attraverso un processo creativo che parte da una pagina già scritta.
«Mi ha incuriosito perché proponevano un laboratorio di poesia, un tipo di scrittura che ho sempre considerato molto introspettiva, quindi l’idea di farlo in gruppo mi sembrava un po’ strano».
Ma è proprio la dimensione del gruppo, unita a questo tipo di metodo, a cambiare tutto. Come ci racconta Chiara: «È stato molto potente, perché effettivamente il Metodo Caviardage® ti porta proprio a concentrarti su di te, a rimescolare le parole che hai davanti. E, alla fine, quello che ti trovi sul foglio è il tuo paesaggio interiore. Tra l’altro, tutte le poesie che ho sperimentato all’inizio, quando mi lasciavo proprio trasportare di pancia, mi parlavano di cambiamento. Pochi mesi dopo mi sono licenziata e ho iniziato una serie di cose nuove. Quindi, quelle poesie nate dalla pancia descrivevano davvero come mi sentivo».
Il metodo creato da Tina Festa, attraverso un processo accompagnato, dà modo di avvicinarsi a noi stessi e di creare un pensiero che corrisponde al nostro sentire senza retorica. Non si dà sfogo al pensiero, dal momento che si lavora con pagine già scritte.
Le parole sono lì, si scelgono quelle da cerchiare, quelle da cancellare. E questo processo è interiore e personale.
Chiara ci racconta anche la nascita di questo metodo, emblematica nel suo significato: «Nel 2009 Tina Festa affrontava un periodo di profondo malessere e non trovava nessun canale espressivo per poter dire come stava. Aveva provato con l’arte in diversi modi, ma niente riusciva a restituire quello che provava. Finché un giorno ha trovato dei libri da macero, che stavano per essere buttati, e ha pensato: mi sento esattamente come loro. Quindi si è avvicinata e ne ha preso uno, e sono state proprio le parole a trovare lei».
Chiara Zuffrano, oggi, propone diversi incontri di scrittura poetica con il Metodo Caviardage®. Sono incontri spesso tematici, che uniscono la cura di sé, la socializzazione e la letteratura.
Un elemento fondamentale di questi laboratori è la dimensione del gruppo.
«La dimensione del gruppo facilita perché è ci si ritrova con persone che stanno vivendo lo stesso processo, lo stesso spaesamento iniziale, la stessa fase di sorpresa o di costruzione. E alla fine, tutti empatizzano tra loro. Il gruppo fa davvero da contenitore».
L’esperienza di questi laboratori, inoltre, è pensata davvero per tutti: «Sì, anche a quelle persone solo un minimo curiose. Per me è un’occasione, anche piccola, anche informale, per fermarsi e prendersi cura di sé».
L’attenzione al gruppo è prioritaria, il desiderio è sempre quello di accogliere e accompagnare, in un ambiente che stimola e rende favorevole un’apertura. Il laboratorio è pensato come un vero e proprio percorso, che ha un suo inizio e una sua fine ben delineati.
Con i suoi laboratori, Chiara ha inaugurato quest’anno il progetto “Città Sensibili”, che ha coinvolto il sistema bibliotecario Valli dei Mulini. La prima è stata la biblioteca di Sumirago. L’iniziativa, inoltre, nasce dallo stretto rapporto con il Centro Meraki di Varese.
Questa collaborazione permette di coinvolgere anche altre discipline: «Ci sono tante professionalità lì dentro che, unite al Metodo Caviardage®, possono andare ad attivare parti e spazi diversi. Per ora ho coinvolto: l’arteterapia, la pedagogia teatrale e la psicologia».
“Città Sensibili” proseguirà fino alla metà del 2026. Si tratta, quindi, di un’esperienza laboratoriale ancora più ricca e approfondita, dove la scrittura diventa un fil rouge del benessere.
In parallelo, Chiara Zuffrano ha fondato, insieme ad Anita Membrini, storica dell’arte e formatrice del metodo ArtLab, il progetto Arspoetica Lab. Un’iniziativa che dà la possibilità di esprimersi sia attraverso le parole sia con il linguaggio artistico e i materiali creativi.
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