Luino | 18 Dicembre 2025

Alberi abbattuti al Parco Ferrini, «Identità di Luino messa in discussione»

Lo storico luinese Federico Crimi, responsabile delle attività culturali, della programmazione e della cura delle mostre del Museo Civico "Parisi Valle", ha inviato una lettera alla redazione

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A seguito dell’articolo pubblicato ieri mattina, riguardante l’abbattimento di cinque alberi al Parco Ferrini di Luino, per la loro pericolosità, accertata dopo non aver superato le prove di trazione, è arrivata una lettera alla nostra redazione da parte dello storico luinese Federico Crimi, nonché responsabile delle attività culturali, della programmazione e della cura delle mostre del Museo Civico “Parisi Valle”.

«Che fosse il parco più antico di Luino, forse almeno dal Rinascimento (più antico di Villa Fonteviva). Che fosse la nobilissima cornice verde al centro storico, ritratta persino da Raffaele Casnedi. Che fosse il parco dei Luini (i Luini, i più nobili tra i nobili del borgo), che lo ridisegnano a un certo punto (nella prima metà dell’ottocento) all’italiana.

Che fosse poi dei Castiglioni, quelli della villa Castiglioni, gli ultimi che ci misero mano unificando il giardino nelle dimensioni attuali. Che la selezione delle piante e la loro disposizione, nella veste che è arrivata fino a lunedì (letteralmente, il 15 dicembre 2025!) fosse stata molto probabilmente scelta da uno dei più grandi paesaggisti lombardi di inizio novecento, l’architetto Achille Majnoni D’Intignano.

Che qui passeggiassero raccolte in preghiera le suore del convento che agli inizi del novecento era alloggiato nella casa dei Castiglioni e poi dei Ferrini. Tutto questo lo sapevano tutti. O almeno avevano il dovere morale e professionale di saperlo. Tutti coloro che hanno sbagliato a distruggere uno degli angoli che fanno l’essenza di Luino, o almeno l’avevano fatta fino a ieri, letteralmente ieri, il 15 dicembre 2025.

Perché lo dovevano sapere? Perché il parco aveva un vincolo ex lege. La legge paesaggistica del 1929. È pur vero che quella legge è stata riassorbita in altre. Ma il vincolo resta negli elenchi. E il vincolo è la spia che chi prende decisioni deve saper valutare e non può certo ignorare: perché è la modalità con la quale lo Stato ha certificato che quel bene è oggetto di attenzione speciale in quanto essenza ultima e irrinunciabile dell’identità di un luogo, ad un tempo particolare e universale.

Ma il dubbio è che, passando dalla gestione di Palazzo Verbania e degli archivi letterari lì conservati, sia proprio l’identità profonda di Luino a essere messa in discussione in queste scelte. Quell’identità che avrebbe fatto Luino grande. Ma è troppo tardi».

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