La situazione della scuola primaria di Porto Valtravaglia, da mesi, sta suscitando preoccupazioni in diverse famiglie, che hanno segnalato l’ipotesi di una chiusura del plesso nel caso in cui non si raggiungesse il numero di alunni per riuscire ad ottenere il mantenimento delle elementari.
Da qui la volontà di approfondire il tema, parlando anche della scuola primaria di Castelveccana, che alcune mamme hanno a cuore allo stesso modo di quella di Porto. Sia il sindaco di Castelveccana, Maurizio Spozio, che la dirigente scolastica, la dottoressa Maria Mazza, però, hanno voluto precisare alcune segnalazioni erronee, tutelando sia la scuola che il lavoro delle docenti.
«Vorrei precisare che le amministrazione comunali di Castelveccana e Porto Valtravaglia si sono incontrate varie volte per affrontare tale situazione, cercando le possibili soluzioni volte a risolverlo, e che conosciamo molto bene. La mia amministrazione si è sempre resa disponibile a qualsiasi confronto cercando un dialogo costruttivo e di crescita non solo nell’interesse della nostra comunità ma anche in quella dei comuni limitrofi», spiega il sindaco Maurizio Spozio.
«Vorrei però esprimere il mio disappunto in merito all’articolo pubblicato per la parte conclusiva dove vi sono le dichiarazione di “alcune mamme”, che non condivido in quanto non veritiere e direi anche diffamanti, probabilmente rivolti a voler danneggiare gravemente la reputazione o il prestigio della scuola primaria di Castelveccana in un momento di scelta delle future scuole», va avanti il primo cittadino.
«Mi piace evidenziare che attualmente la scuola primaria di Castelveccana, presenta al suo interno 86 bambini, 15 docenti e 3 educatori ed aule adeguate e con spazi idonei (che invito tutti a visitare prendendo appuntamento con le insegnanti del plesso). Questi docenti, che ritengo abbiano un alto grado di professionalità e che stimo personalmente, hanno permesso di far crescere il buon nome della nostra scuola, anche attraverso un iter complesso e di grande impegno formativo pedagogico che è il metodo Montessori», spiega ancora.
«Non voglio entrare nella scelta, ormai intrapresa anni fa, ma posso sicuramente dirvi che abbiamo recentemente inaugurato la nuova biblioteca, “gestita da tutte le classi del plesso”, ed essendomi intrattenuto, ho assistito personalmente a delle letture animate osservando i bambini al lavoro. La biblioteca è tutt’altro che piccola, poiché ha accolto gli alunni di 4 classi con tutti i relativi insegnanti», afferma Spozio.
«In quell’occasione ho visto che i bambini lavorano, sotto la stretta sorveglianza dei docenti, anche utilizzando gli spazi comuni dell’atrio e dei corridoi, stendendo appositi tappeti sui quali posizionano grandi materiali. Ho chiesto quindi alle insegnanti delucidazioni a riguardo e le stesse mi hanno spiegato che alla base del metodo Montessori c’è un ambiente ricco di materiali di sviluppo che permettono al bambino di partecipare al viaggio dell’apprendimento con tutte le sue membra», continua.
«I bambini e le bambine, ai quali sono stati precedentemente presentati i materiali di sviluppo, escono dalle aule e lavorano in autonomia, da soli o in piccolo gruppo, intorno ad un materiale, senza la necessità di restare seduti per lungo tempo ad un banco – dichiara ancora Spozio -. Le maestre mi hanno inoltre spiegato che nel metodo l’acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile degli spazi della scuola e che i bambini stessi imparano a ricercare in questo ambiente quotidiano il luogo più idoneo, dove poter lavorare con quel preciso materiale di sviluppo, luogo che può essere il singolo banco, un’isola di banchi, un tappeto o uno spazio predisposto per lavorare a terra.
«Lavorando negli ambienti comuni i bambini e le bambine di classi diverse hanno modo di approcciarsi a materiali differenti stimolando la loro curiosità per nuove conoscenze; a seguire le insegnanti predispongono specifiche attività a classi aperte proprio negli spazi comuni come per esempio l’atrio», spiega ancora il sindaco.
«La scuola, quindi, non è più limitata all’aula ma diventa luogo più ampio di crescita per una comunità educante. Gli spazi alla scuola primaria di Castelveccana non mancano ma vengono utilizzati nel rispetto e nella soddisfazione dei bisogni dei bambini. Sottolineo e penso sinceramente che questo sia il reale confort da dare ai nostri bambini», dichiara ulteriormente Spozio.
«Inoltre come amministrazione comunale, abbiamo realizzato e completato il nuovo cortile delle scuole, realizzando un progetto che ha permesso di riqualificare l’area esterna a completa disposizione per le elementari e per le medie, oltre ad un un capanno per l’orto, gradoni e panche per fare più attività fuori ed all’esterno dalle aule (vedi vostri articoli del 6 luglio 2025 e del 12 settembre 2025)», conferma il primo cittadino.
«In riferimento allo spazio della mensa, la scelta è stata effettuata per garantire ai bambini un maggior benessere. Il tempo della mensa è organizzato su due turni in modo da garantire un ambiente adeguato sia in termini di spazi sia in termini acustici, sia organizzativi. La mia amministrazione sta lavorando, come ha sempre fatto, ad un progetto di interventi di miglioramento della struttura mirati alla “riqualifica” di alcuni ambienti», conclude Spozio.
«Le aule (del plesso di Castelveccana, ndr) sono molto grandi e non ci sono problemi circa la mensa e la biblioteca, che con tanta fatica le maestre hanno costruito – esordisce la dottoressa Mazza -. La macchina del fango non è una bella cosa. Pensare di aiutare la scuola di Porto Valtravaglia gettando fango su quella di Castelveccana non è corretto».
«Inoltre – prosegue ancora la dirigente scolastica -, non ho mai detto “[…] Negli anni scorsi molti bambini sono stati indirizzati a Germignaga e Castelveccana […]“. Potrebbe suonare come un’accusa a chi mi ha preceduto. Un’accusa che assolutamente non ho mai inteso lanciare».
«Io lavoro, tutti i giorni, per promuovere il senso civico, la correttezza morale delle parole e l’onestà intellettuale, per cui sono veramente sconcertata dal fomentare lotte campanilistiche, deleterie per lo sviluppo del nostro territorio. Ogni Comune deve avere la propria scuola primaria per non perdere l’identità civica, e proprio per questo nessuno deve denigrare la scuola del Comune confinante», spiega ancora Mazza.
«La storia d’Italia insegna che le lotte campanilistiche sono la rovina di un territorio – prosegue ancora Mazza -. Io vengo da lontano e probabilmente andrò via presto, ma ci tengo a che i miei alunni abbiano le ali per uscire dal “provincialismo campanilistico”, volino e imparino il vero senso del civile e del civico, dunque della comunità, al di là di personalismi e piccoli interessi di parte».
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