Luino | 30 Novembre 2025

Luino, il messaggio domenicale di don Cesare: “Nicea 1700 anni dopo”

Il parroco, in questa terza domenica di Avvento, concentra il suo pensiero sulla visita di Papa Leone in Turchia, nel luogo in cui nacque il Credo, al Concilio di Nicea del 325

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(don Cesare Zuccato) Nicea 1700 anni dopo: il Papa e i leader cristiani insieme dove nacque il Credo

A İznik, sulle rive del lago che custodisce le rovine della basilica di San Neofito, si rinnova il segno dell’unità cristiana. A İznik, l’antica Nicea, il cristianesimo è tornato là dove tutto ebbe inizio. Sotto un cielo terso, sulle rive del lago che nasconde e restituisce memoria, il Papa e il patriarca ecumenico Bartolomeo I hanno proclamato insieme il Credo niceno-costantinopolitano, insieme a vescovi, metropoliti e rappresentanti delle Chiese cristiane di tutto il mondo.

Un gesto semplice nella forma, ma di portata storica, capace di richiamare l’eco del primo Concilio ecumenico del 325. È proprio da Nicea che nacque la formula di fede che ancora oggi unisce oltre due miliardi di cristiani. E tornare qui, 1700 anni dopo, ha il sapore di un ritorno alla sorgente: non per guardare al passato con nostalgia, ma per trovare nel cuore della fede cristiana nuova luce per il presente.

Un luogo che parla di ferite e di rinascita

La celebrazione si è svolta accanto ai resti sommersi della basilica di San Neofito, riemersi solo nel 2014. Quelle pietre antiche, ferite dal tempo e dai terremoti, sembrano parlare un linguaggio che il Vangelo conosce bene: ciò che è caduto può essere rialzato, ciò che è nascosto può tornare alla luce. Un simbolo potente per una Chiesa che, pur nella fragilità, continua a essere guidata dallo Spirito verso la comunione.

Un gesto che vale più di mille discorsi

L’immagine che resterà impressa è quella del Papa e del patriarca Bartolomeo che avanzano insieme, fianco a fianco, lungo la piattaforma che costeggia gli scavi archeologici. Non due figure istituzionali, ma due fratelli di fede. Pietro e Andrea che tornano a camminare l’uno accanto all’altro. I pastori della Chiese, disposti in semicerchio, accendono una candela davanti alle icone di Cristo e dei Padri del Concilio: una luce che attraversa i secoli.

Il Patriarca: la vittoria non è potere, è Croce

Nel suo saluto, Bartolomeo ricorda che il nome “Nicea” significa “vittoria”. Ma non la vittoria che il mondo immagina. La vera vittoria cristiana è la Croce, “stoltezza per le nazioni”, ma potenza di Dio per chi crede. Una vittoria che libera dal peccato e apre alla vita nuova. Oggi, ha detto il Patriarca, tornare alla memoria del Concilio significa ritrovare la sorgente della fede cristiana per poter andare avanti insieme.

Il Papa: chi è Cristo per il mondo di oggi?

Nel suo discorso, il Papa ha riportato al centro il tema decisivo di Nicea: l’identità di Gesù Cristo. Una domanda che non appartiene solo al IV secolo, ma che interpella ogni cristiano: chi è Cristo per noi oggi? Leone mette in guardia da un rischio sempre più diffuso: ridurre Gesù a un semplice leader carismatico, svuotando la fede del suo cuore. “È in gioco – ha detto – la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per donarci la vita di Dio”.

Da questa verità nasce il cammino verso l’unità: non un progetto diplomatico, ma un appello spirituale che chiede conversione, ascolto e amore reciproco.

Una preghiera che sale da molte lingue, una sola fede

Il Credo viene pronunciato senza il Filioque. Le preghiere si alternano in greco, latino e inglese. L’acqua del lago freme appena mentre un coro ortodosso accompagna la processione finale. Un mosaico di voci e tradizioni che, pur diverse, riconoscono lo stesso Signore. La benedizione conclusiva, recitata da tutti, suggella un momento che non appartiene solo alla storia, ma alla speranza.

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