Svizzera | 19 Novembre 2025

Gli elettori potranno abolire la pensione vitalizia per i ministri dei Grigioni

Il dibattito grigionese sui vitalizi dei Consiglieri di Stato apre riflessioni anche oltrefrontiera. Sarebbe possibile un'iniziativa del genere in Italia?

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L’UDC vuole abolire le pensioni a vita dei Consiglieri di Stato, mentre Centro, PLR, PS, Verdi e Verdi liberali propongono solo una rendita transitoria per l’indipendenza dei ministri – Un dibattito molto “latino” che offre spunti di riflessione anche da questa parte della frontiera.

Il 30 novembre, nei Grigioni, non si voterà solo su una formula di legge. Si voterà su un’idea: che cosa deve essere un membro di Governo, e quanto a lungo la collettività debba continuare a occuparsene anche dopo che ha lasciato l’incarico.

Al centro del dibattito ci sono i vitalizi dei Consiglieri di Stato, quelle pensioni che li accompagnano “vita natural durante”. Oggi il sistema funziona così: per ogni anno di servizio, a un ministro cantonale viene riconosciuto il 3,5% dell’ultimo stipendio annuale. Dopo una lunga permanenza in Governo, la rendita può superare i 115’000 franchi all’anno. Una cifra che l’UDC grigionese giudica semplicemente eccessiva.

Il titolo dell’iniziativa non lascia spazio ai dubbi: «Basta con il paracadute dorato per i membri del Governo – no alla pensione vita natural durante». Per i democentristi, il sistema è un relitto del passato, un privilegio che non si giustifica più: un meccanismo “da tempo superato e inutile”.

L’argomento è semplice, quasi contabile: un Consigliere di Stato guadagna durante il mandato ben oltre 250’000 franchi all’anno. Con uno stipendio del genere, dicono all’UDC, c’è tutto lo spazio per pensare alla propria previdenza, mettere da parte, costruirsi un futuro. Non solo. Grazie alla loro notorietà e alle competenze accumulate, i membri del Governo – è la convinzione dei promotori – troverebbero rapidamente un nuovo impiego. Dunque, a che cosa serve una rendita pubblica così generosa, per di più a vita?

Per il partito, è “inaccettabile” che, una volta terminato il mandato, i ministri continuino a incassare più di 115’000 franchi l’anno pagati dai contribuenti. L’obiettivo è netto: abolire totalmente i vitalizi.

Ma la politica, si sa, raramente è bianco o nero. E infatti, dall’altra parte, tutti gli altri partiti cantonali – Centro, PLR, PS, Verdi e Verdi liberali – non negano che il sistema vada cambiato. Però rifiutano la terapia d’urto dell’UDC, che definiscono “estrema, inutile, fuorviante e dannosa”.

La loro risposta è una controproposta: niente più pensione vitalizia, d’accordo, ma una prestazione transitoria per un massimo di tre anni dopo la fine del mandato. Una sorta di cuscinetto, non un “paracadute dorato”, che secondo i promotori servirebbe a garantire l’indipendenza dei membri del Governo.

Il ragionamento è questo: se si abolisce completamente la pensione, il rischio è che i Consiglieri di Stato comincino a pensare al “dopo” mentre sono ancora in carica. Cioè a cercare lavoro, a coltivare relazioni professionali, magari a guardare con più simpatia a chi potrebbe un giorno offrirgli un posto. I partiti avvertono: l’abolizione totale della pensione potrebbe favorire conflitti di interesse. I ministri, invece di occuparsi solo del bene pubblico, si troverebbero con un occhio fisso al proprio futuro contratto.

C’è poi una particolarità grigionese che viene spesso citata: in questo cantone vige il limite di mandato più severo della Svizzera. Nessun altro Governo cantonale conosce un tetto così basso: massimo dodici anni in carica. Una regola pensata per favorire il ricambio e impedire che qualcuno si trasformi in “professionista del potere”, ma che rende anche più corta la carriera politica ai vertici del cantone.

Secondo Centro, PLR, PS, Verdi e Verdi liberali, l’iniziativa dell’UDC, combinata con il limite di dodici anni, finirebbe per rendere la carica di Consigliere di Stato meno attrattiva. Chi ha una buona posizione nel settore privato potrebbe pensarci due volte prima di lasciare tutto per un mandato pubblico, sapendo che, alla fine, non ci sarà né una pensione, né una fase di transizione. E a rimetterci, sostengono i critici, sarebbero soprattutto quelle persone che non provengono da ambienti economicamente forti: l’abolizione totale dei vitalizi “colpirebbe in modo sproporzionatamente duro” i membri del Governo.

Il 30 novembre, gli elettori grigionesi si troveranno davanti due schede: una per l’iniziativa dell’UDC, l’altra per la controproposta. La scelta non sarà solo tra “sì” e “no”, ma tra due idee di rapporto fra politica e denaro: quella di chi dice che il servizio alla cosa pubblica deve finire alla porta dell’ufficio, e quella di chi teme che, senza una rete minima, la politica diventi un lusso per pochi.

Se entrambe le proposte verranno respinte, la storia non cambierà: la pensione “vita natural durante” resterà com’è oggi, con il suo 3,5% per anno di servizio e rendite che superano i centomila franchi. Sarà allora possibile dire che i grigionesi, chiamati a giudicare i “paracadute dorati”, hanno preferito non tagliare le corde.

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