Alto Varesotto | 27 Agosto 2025

A funghi nel Luinese, il punto sulla stagione

Ritrovamenti di "estatini", manciate di finferli sotto i pini silvestri, le "buttate anticipate" favorite dal caldo. L'agronomo Valerio Montonati analizza la situazione

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(A cura di Valerio Montonati) Passato ferragosto la stagione volge inesorabilmente verso il suo termine: “Verrà lo so verrà la fine di
agosto” cantava Little Tony, che quelli della mia generazione ricordano con la stessa nostalgia con cui quel “Piccolo grande uomo” vocalizzava evocando l’arrivo di settembre e la fine di un amore estivo che gli pareva “La fine di tutto” … e chi non ha provato almeno una volta quella sensazione di vuoto assoluto al termine di un’esperienza amorosa per quanto fugace e legata al breve periodo vacanziero, marino o montano che fosse?

Ma lasciamo i ricordi nostalgici e immergiamoci nella realtà stagionale: le piogge insistenti, accompagnate da locali temporali con gli ormai consueti nubifragi, anticipano la conclusione della bella stagione riportando le temperature nelle medie stagionali (anche al di sotto) dopo gli eccessi che attualmente caratterizzano la fase centrale dell’estate a causa dell’evoluzione climatica in atto.

A fronte di questa condizione la natura risponde secondo le proprie regole: ruscelli che si trasformano improvvisamente in torrenti, piccole frane e smottamenti dei pendii più scoscesi e, magari, non più bene equipaggiati con una adeguata copertura forestale, ripresa vegetativa di lande erbose prima soggiogate dall’arsura estrema, maggiore brillantezza di muschi e felci che, a tratti, tappezzano boschi di conifere, radure e ambienti rocciosi dei boschi di faggio che, ora, mostrano chiome più brillanti.

E i nostri amati funghi? Le personali esperienze sui monti del Luinese a metà giugno e sulle abetine del Canton Ticino nella prima
metà di luglio non hanno dato esito positivo sul fronte dei boleti ma solo qualche manciata di finferli sotto i pini silvestri e gli abeti rossi dell’alta val Leventina.

Qualche ritrovamento di “estatini” nel Luinese mi è stato segnalato da amici del posto ma nulla di clamoroso. In sintonia con le mie personalissime tesi circa il rapporto tra fruttificazione dei “porcini” e l’andamento delle temperature sono invece state le copiose raccolte di B. edulis nella prima decade di agosto (abetine del Trentino) e, soprattutto, nelle giornate intorno a ferragosto con ritrovamenti notevoli anche in faggeta (alto Luinese ma anche Valtellina e val Vigezzo ed in generale Alpi Pennine – Lepontine e Retiche e Prealpi del nostro quadrante).

In effetti le temperature elevate che hanno caratterizzato la seconda metà di giugno prima e, quindi, la fine di luglio e l’avvio di agosto, hanno favorito questa buttata “anticipata” (se si considera che in presenza di temperature sopra media, ma non troppo, nell’area del Lema non si attendono crescite significative prima della terza decade del mese di agosto) con la particolarità, secondo alcune indiscrezioni, che in talune zone gli “edulis” (già di buona qualità e con scarsa presenza di larve di Ditteri) hanno anticipato gli “aestivalis”.

Raccolte in ogni caso chiuse già nei primi giorni dopo ferragosto (almeno dalle nostre parti). Le piogge copiose giunte dopo ferragosto (circa 10 cm registrati sul monte Lema) e il conseguente abbassamento delle temperature hanno alimentato speranze di ripresa della crescita micologica, ma la realtà sembra ben diversa.

Ho fatto una camminata nelle abetine svizzere intorno ai 1.800 metri di altitudine venerdì 22/8 nel pomeriggio, senza esiti sia sul fronte dei cantarelli ed altre eventuali specie eduli che normalmente raccolgo (russule, X. badius ed altri boleti) sia su quello dei porcini, e un’uscita in faggeta sul Lema sabato 23/8 senza vedere funghi di sorta salvo qualche rara russula. Mi ha particolarmente sconcertato vedere i torrenti locali (Colmegnino e Cortesello) in condizione di magra mentre, viste le intense piogge dei giorni precedenti e lo stato del bosco ben bagnato e a tratti persino dilavato per lo scorrere delle acque meteoriche, li prevedevo con buone portate d’acqua se non addirittura in piena.

Evidentemente l’acqua caduta è stata del tutto assorbita dal terreno più o meno coperto da strati di strame che, in certi casi, è stato quasi del tutto trasportato a valle o accumulato negli avvallamenti naturali. A mio modesto parere l’andamento meteo generale, con pioggia a tratti intensa e abbassamento della temperatura (la stazione meteo del monte Lema registra ancora oggi temperature notturne sotto i 10 gradi centigradi), ha evidentemente raffreddato il substrato di pianori e pendii arborati con presenza o meno di
sottobosco arbustivo / erbaceo bloccando di fatto la fruttificazione dei funghi epigei.

L’eventuale (auspicabile) rimonta dell’anticiclone africano (che porta masse d’aria più calde rispetto allo storico e familiare anticiclone delle Azzorre) potrebbe stimolare la produzione di carpofori in tempi relativamente rapidi (diciamo da una settimana a una decina di giorni) altrimenti si potrebbe dover attendere delle settimane con il rischio, avvicinandosi ad ottobre con ulteriori repentini abbassamenti termici, di vivere una stagione come il passato 2024 con buttate, almeno alle quote medie intorno ai 1000 metri, a “Macchia di leopardo” ed intermittenti capaci di dare soddisfazione a pochi fortunati cercatori.

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