Oggi 4 agosto 2025 “l’indifferenza ci rende complici”.
Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, e il movimento dei kibbutz si è mobilitato ancora una volta per svolgere un ruolo centrale.
Ma non si tratta di un cambiamento improvviso di carattere: l’aspetto genocida, perché di questo si tratta come dice lo scrittore israeliano Grossman, non solo di odio come dice la rispettata opinione della senatrice Segre, è sempre stato lì, ma si nascondeva sotto una maschera.
Del resto fin dalla sua nascita nel 1948, Israele non ha mai operato entro confini fissi. L’espansione è sempre stata la sua dottrina, non vincolata dalla legge.
Israele si è sempre rifiutato di definire i propri confini per quasi ottant’anni perché la sua stessa identità è radicata in un’ambizione coloniale che non è mai tramontata.
Questo progetto espansionistico si è ulteriormente rafforzato con l’ascesa della corrente nazionalista messianica all’interno di Israele, che considera il pieno controllo del “Grande Israele” un diritto storico irrinunciabile. Oggi, a 77 anni dalla Nakba, Israele ha avviato una modalità di espansione a pieno regime, espropriando i palestinesi, distruggendo intere città e villaggi, consolidando insediamenti ebraici illegali e imponendo l’Apartheid.
Bisogna considerare che più di 750.000 coloni sono insediati nel territorio di Gaza, sotto la piena protezione dell’esercito di occupazione.
Come può uno Stato esistere su un territorio occupato e frammentato, sotto costante assedio e senza sovranità?
A Gaza, ci riportano le cronache, le atrocità inflitte ai bambini sono indicibili, una violenza che sconvolge l’immaginazione.
I massacri di questi bambini, ieri e oggi, sono simboli crudi della tragedia in corso della guerra e del genocidio, collegando passato e presente in una catena ininterrotta di sofferenza umana.
Il New York Times scrive che oltre 17.000 bambini sono stati massacrati, 870 dei quali neonati, di età inferiore a un anno. Il giornale americano rivela inoltre che Gaza ha ora il più alto tasso di amputazioni infantili pro capite al mondo.
Queste cifre agghiaccianti svelano le brutali verità della guerra moderna, una nauseante continuazione degli orrori che osavamo credere fossero stati relegati alle pagine più buie della storia, accanto ad Auschwitz e Hiroshima.
Noi viviamo oggi un percorso di contrasto che evidenzia il fallimento della coscienza che pensavamo fosse un’astrazione lontana, ma che nella cruda concretezza e diventata purtroppo una realtà viscerale, scolpita nei corpi insanguinati di donne e bambini, le cui vite e il cui futuro sono stati cancellati dalle spietate forze della guerra e del fanatismo.
A causa del blocco forzato degli aiuti, 81 persone sono morte di fame, mentre il Ministero della Sanità di Gaza segnala oltre 28.000 casi di malnutrizione, tra cui più di 5.000 bambini. Secondo il portavoce delle Nazioni Unite, Thameen Al-Kheetan, al 21 luglio, 1.054 persone sono state uccise semplicemente cercando di procurarsi del cibo.
Ora più che mai dobbiamo impegnarci per porre fine a quello che sta accadendo.
Ricordo a coloro, che hanno vissuto questo tragedie o che sembrano aver dimenticato, le parole di Primo Levi: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no”.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0