Sono passati sei mesi dall’introduzione della “franchigia dimezzata“, il provvedimento che ha abbassato da 300 a 150 franchi il limite di esenzione dall’Iva per i prodotti acquistati oltre confine dagli svizzeri. Una misura che avrebbe dovuto incidere sulle abitudini di acquisto dei ticinesi, in favore del commercio locale, basato su prezzi decisamente più alti di quelli proposti da negozi e supermercati italiani situati a pochi chilometri dalla dogana. Ma questo scenario al momento non si è concretizzato.
Il tema è al centro di un approfondimento pubblicato nelle scorse ore dal Corriere del Ticino che ha raccolto pareri su entrambi i versanti del confine.
Secondo Migros Ticino, si apprende dal sito web del Corriere, gli equilibri sarebbero rimasti inalterati dopo l’entrata in vigore della misura (all’inizio del 2025). In sostanza, anche con l’abbassamento della soglia oltre la quale si paga l’imposta sull’importazione, il margine di spesa resta comunque ampio per il cliente ticinese abituato a fare compere nei territori di confine come Vco, provincia di Como e alto Varesotto, anziché in terra elvetica.
Per Coop la situazione in Canton Ticino non può ancora essere valutata, visto che sono passati solo poco più di sei mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. E comunque il problema per i commercianti locali rimane complesso per la significativa differenza di prezzi tra Ticino e Italia (tanto che, secondo le stime di Migros, il volume degli acquisti fatti in Italia dai ticinesi supererebbe i 500 milioni di franchi all’anno); ma anche per l’influenza generata dagli acquisti online. A ciò si aggiunge la testimonianza della Società dei commercianti del Mendrisiotto che, contattata dal Corriere del Ticino, ha affermato di non aver percepito cambiamenti positivi nel giro di affari delle attività commerciali ticinesi che si trovano nell’area.
Interessante inoltre il parere raccolto dal Corriere interpellando Coop Lombardia, che dall’inizio dell’anno a oggi non ha registrato cali della clientela ticinese nei propri punti vendita. E’ cambiato il valore dello scontrino per la singola spesa, ma il cliente svizzero in questi mesi non ha rinunciato alla spesa in Italia.
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