Quando il Comune di Luino ha annunciato la nascita dei Comitati di Quartiere, lo ha fatto con uno spirito chiaro: dare voce ai cittadini, restituire loro un ruolo attivo nel segnalare i problemi del territorio, proporre soluzioni, collaborare con l’amministrazione per migliorare la qualità della vita nei diversi rioni.
Era l’occasione per avvicinare l’istituzione alle frazioni e ai quartieri più lontani dal centro, un modello già adottato in tante città italiane che ha mostrato ottimi risultati in termini di dialogo e partecipazione. A Luino, però, la risposta è stata a dir poco scoraggiante.
Solo sette persone si sono candidate per entrare a far parte dei Comitati di Quartiere. Un numero che, da solo, basta a raccontare il senso di disillusione e il clima di passività che sembra ormai avvolgere la cittadinanza. E dire che gli incontri promossi dall’amministrazione per spiegare la novità erano stati aperti a tutti. Uno sforzo di trasparenza che, tuttavia, ha trovato sale semivuote e sedie vuote.
Il progetto prevedeva una suddivisione della città in sei macro-zone, ognuna con un proprio comitato, formato da cittadini eletti direttamente dagli abitanti. Non si trattava di figure di rappresentanza politica, ma di semplici residenti con il desiderio di prendersi cura della propria realtà, segnalare disservizi, portare istanze e fare rete. Un ruolo consultivo e propositivo, pensato per stimolare senso civico e protagonismo locale. Ma tutto ciò non è bastato.
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