Società | 15 Aprile 2025

Project manager, perché sempre più aziende lo cercano?

Quella del project manager si conferma come una delle figure più ricercate del momento, a patto di poterlo ricoprire secondo quanto auspicato dalle singole aziende

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Affacciarsi al mondo del lavoro, di solito, comporta necessariamente una fase di specializzazione iniziale, che porta ogni giovane professionista a diventare esperto solo nella sua disciplina e settore di attività.

Se questo approccio può funzionare molto bene all’inizio del percorso lavorativo, col passare degli anni e la voglia di affermarsi come manager nella propria impresa, i giochi potrebbero cambiare.

Riferendosi alle organizzazioni più strutturate, alle aziende medie e grandi, quelle che in fondo sono disposte a offrire di più ai professionisti, non possiamo pensare a loro come realtà monolitiche, dove tutto segue un flusso verticale ed esiste una gerarchia ben definita. Al contrario, le aziende, oggi, sono sempre più frammentate, costituite da reti di collaboratori, servizi spesso esternalizzati per abbattere i costi e figure professionali sempre più fluide e multitasking.

In uno scenario simile, è facile intuire come un semplice tecnico esperto, per quanto addentrato e competente, difficilmente può fare strada o, meglio ancora, candidarsi per posizioni più elevate in altre imprese più grosse.

I dirigenti delle aziende moderne sono chiamati a seguire molti aspetti dell’azienda, a effettuare un lavoro di coordinamento attento e puntuale, seguire le evoluzioni di mercato, adattare spesso strategie, budget, strumenti, tenere testa alle difficoltà finanziarie e molto altro ancora.

Un CEO o un CFO, così come i massimi livelli dirigenziali non riescono a portare avanti questi compiti per tutti i progetti che un business strutturato e articolato porta avanti.

Col tempo, allora, si è fatta strada una figura professionale sempre più ambita e ricercata, il project manager. Si tratta di un dirigente, con competenze trasversali, capace di seguire tutte le fasi di implementazione di un progetto, dall’inizio alla fine, ottimizzando al massimo risorse e tempi.

In questa definizione così semplicistica, però, si nasconde la vera chiave del successo aziendale.

Ogni progetto, che si tratti di uno studio di mercato, l’analisi di fattibilità di una nuova linea produttiva, il lancio di un nuovo servizio, richiede un’attenzione dedicata, esclusiva, non contaminata da altre distrazioni. Accanto al CEO e all’amministrazione centrale, devono quindi dispiegarsi figure strategiche ed esecutive che facciano da ponte tra le linee strategiche dell’azienda e i singoli progetti attuati per implementarle. Queste figure sono proprio i project manager.

Il vero nodo della questione risiede nel fatto che maggiore è l’efficienza lavorativa di un project manager, più probabilità di successo riesce a raggiungere un progetto e, di conseguenza, l’azienda a crescere e diventare più competitiva sul mercato.

Ecco allora che le più grandi realtà aziendali fanno a cazzotti per accaparrarsi i PM più competenti, assoldando, quando serve, head hunter specializzati e mettendo sul piatto proposte contrattuali davvero molto succulente.

Messa in questi termini, si potrebbe pensare facilmente che queste figure debbano possedere anni e anni di esperienza alle spalle, chissà quali competenze o titoli accademici magari internazionali o provenienti da atenei costosissimi e di tutto rispetto.

Senza dubbio, un curriculum così strutturato potrebbe agevolare la scalata al piani alti, ma anche un professionista che segue un percorso di studi e lavorativo tradizionale, può ambire al project management, facendosi le ossa, magari, su progetti più piccoli e via via affinando le competenze.

Chiunque punti a una carriera di questo tipo deve inoltre tenere alta l’attenzione sulla necessità di continuare a formarsi, acquisire competenze specifiche che esulano persino dal settore in cui viene implementato il progetto. Trattandosi di una figura manageriale, doti quali il coordinamento di un intero team di lavoro, spiccate doti relazionali e di mediazione, utili a trattare con fornitori, creditori e investitori, capacità comunicative, prontezza nella risoluzione dei problemi come anche apertura alle innovazioni, sono necessarie tanto quanto le più solide competenze tecniche.

Tante volte, riuscire a certificare il possesso di queste soft skill non è facile né immediato, se non dopo un lungo periodo di prova.

Vale la pena, allora, considerare veri e propri Master in Project Management, percorsi formativi ad hoc, organizzati da enti di alto profilo, come 24ORE Business School, per attestare il possesso di tutte le competenze necessarie a svolgere il ruolo.

Il vantaggio di prendere parte a percorsi simili, risiede proprio nella possibilità di assimilare le tecniche del mestiere direttamente dalla voce di manager che già operano nel settore. Il corpo docenti, infatti, è interamente selezionato tra i professionisti impiegati nelle più grandi aziende nazionali e attivi sui progetti più attuali.

L’orientamento pratico, tra project work e casi studio, offre la possibilità di mettere subito in campo le proprie abilità, cementarle e replicarle una volta fuori dal percorso.

Il corso è organizzato in modo da concentrare, in appena 4 mesi, ritagliandosi poche ore a settimana, tutte le tematiche centrali del project management, dalla delicata gestione di tempi e budget, fino alla più articolata gestione del team e di tutte le fasi di progetto.

Ne deriva, al termine del percorso, un livello di preparazione superiore, completo, oltre che l’inserimento in un’ampia rete di professionisti che possono senza dubbio agevolare la ricerca del lavoro, come l’implementazione delle singole funzioni, in una dinamica di confronto diretto.

In conclusione, quella del project manager si conferma come una delle figure più ricercate del momento, a patto di poterlo ricoprire secondo quanto auspicato dalle singole aziende, in termini di competenze e abilità.

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