Graziello Redemagni è sempre stato un grande lavoratore. Come molti della sua generazione, ha iniziato da zero, con spirito di sacrificio e determinazione. Studiava di notte per poter lavorare di giorno, cominciando come fattorino, poi postino, impiegato, fino a diventare capo ufficio delle Poste e Telegrafi di Varese. In seguito ha lavorato come pasticcere, consegnando paste e brioches tra Varese e Luino, rifornendo mense scolastiche e bar. Infine, si è reinventato come agricoltore e imprenditore.
Dopo tanti sacrifici, è riuscito a realizzare un sogno: il Laghetto Fonteviva a Induno Olona. Ha dovuto lottare contro ogni tipo di ostacolo, anche politico, per realizzare ciò che aveva immaginato: un luogo che richiamasse il suo vissuto da pescatore sportivo nei laghetti di montagna, tra Piemonte e Svizzera.
Esteta, amante della pesca e della vita all’aria aperta, Graziello ha saputo unire gli elementi che amava – l’acqua sorgiva, l’aria frizzante di montagna, il verde della Valganna – per dare vita a un laghetto, là dove prima non c’era nulla. Un tempo, infatti, la Statale Varesina 233 era una vera e propria discarica a cielo aperto. Solo un ruscello attraversava il rettilineo dopo le storiche Grotte della Valganna. Ogni giorno Graziello passava da lì in auto, diretto a Luino, e, da visionario quale era, iniziò a contattare i proprietari dei terreni per proporre loro un progetto già allora innovativo e lungimirante.
Nel massimo rispetto della natura, iniziò la pulizia dei boschi (fu un vero pioniere delle giornate ecologiche), la semina del pesce nel fiume e, una volta ottenuti i permessi, il primo disboscamento. Seguì lo scavo per l’invaso, la canalizzazione tra sorgente e deflusso, la diga di contenimento, la realizzazione delle vasche e di uno stabile pensato come ristorante. Per legge, all’epoca, questo doveva essere costruito lontano dalle acque, così fu collocato in collina.
I lavori della prima fase durarono tre anni, mentre per gli abbellimenti ne servirono altri tre, tra burocrazia e opposizioni politiche, superate sempre con onestà e nel pieno rispetto delle norme. Il nome Fonteviva nasce proprio dalla natura sorgiva dell’acqua della Valganna: leggera, fresca, ossigenata, viva. La realizzazione di un progetto così ambizioso ha comportato sacrifici anche per tutta la famiglia Redemagni. In particolare per la moglie, Amabile, che ha sempre sostenuto il marito con forza e amore, nonostante le fatiche, le rinunce e le notti insonni. Anche i figli, Marco e Silvana, inizialmente perplessi, hanno poi condiviso e apprezzato appieno il progetto.
L’attività prese forma inizialmente come pesca sportiva amatoriale a peso, molto apprezzata nei weekend, quando le famiglie cercavano luoghi dove svagarsi, respirare aria buona e trascorrere del tempo nella natura. Poi si passò alla pesca ad ore, più moderna e funzionale. Negli anni ’90, in un periodo in cui si valorizzavano i prodotti agricoli a km zero, si vendeva molto pesce fresco, pescato e pulito al momento, da portare a casa. Un’attività purtroppo oggi limitata dall’egemonia della grande distribuzione, con prezzi concorrenziali difficili da sostenere.
Ma il Laghetto Fonteviva non si è mai fermato. Anzi, si è evoluto. Nel 2000, ancora una volta guidato dalla sua lungimiranza, papà Graziello importò dalla Lettonia una struttura in tronchi di legno massiccio, unica nel suo genere, e la pose nel bosco antistante il laghetto: nacque così il vero Ristorante Fonteviva. Una novità assoluta per quegli anni, che ancora oggi rappresenta un’oasi di pace e ristoro, a pochi minuti da Varese e a meno di un’ora da Milano, lungo la strada che porta in Svizzera.
Qui si respira aria fresca, scorre acqua sorgiva, e si vive in un ecosistema naturale in equilibrio: dai rospi che migrano in primavera ai pesci che si nutrono di insetti e larve, in un bosco sempreverde abitato da animali indisturbati. Un luogo perfetto per famiglie (con parco giochi immerso nella natura), per giovani, per anziani, per chi cerca relax e per chi ama l’outdoor.
Oggi, il Laghetto Fonteviva è molto più di una pesca sportiva ad ore. È una vera e propria Azienda Agricola, dove si può acquistare pesce d’acqua dolce allevato naturalmente e privo di mangimi invasivi. Ed è un ristorante autentico, dove assaporare piatti tipici lombardi e piemontesi, preparati con ingredienti genuini e stagionali.
Tutto è a km zero: pesce dal lago alla tavola, carne da una vicina azienda agricola, farine della Valganna, birra del Birrificio Angelo Poretti, miele, formaggi, frutti rossi, ortaggi. Pane e pizza sono impastati con lievito madre e cotti in forno a legna. Le paste sono fresche, i dolci fatti in casa, e ogni piatto è cucinato al momento.
Il Laghetto è anche punto di riferimento per ciclisti, grazie alla ciclabile realizzata negli ultimi anni, per gli escursionisti, per chi pratica arrampicata, o per gli speleologi che esplorano le grotte della Valganna. Insomma, è diventato un vero attrattore naturalistico per gli appassionati dell’outdoor, nel cuore della Valganna, il polmone verde di Varese, con panorami mozzafiato e un fascino autentico.
Oggi, la famiglia Redemagni desidera raccontare e celebrare questa storia, ricordare ciò che Graziello ha saputo costruire, condiviso e apprezzato da intere generazioni che qui hanno imparato a pescare, a rilassarsi, a godere della natura. «Con riconoscenza e gratitudine, celebriamo papà e mamma e i 50 anni della nostra storia lavorativa, aggiungendo un nuovo, importante capitolo al nostro percorso», concludono i familari.
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