Brezzo di Bedero | 22 Febbraio 2025

Casa Paolo protagonista a Brezzo con Adalberto Riva e la storia del pianoforte

Una grande serata, quella di domenica scorsa, con l'artista che ha ammaliato il pubblico grazie al suo carisma e alle sue competenze. Introduzione è stata affidata al sindaco Boldrini

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(a cura di Roberto Bramani Araldi) La scorsa settimana, domenica 16 febbraio, Casa Paolo Baumgartner, più semplicemente Casa Paolo, si è abbigliata con l’abito delle grandi occasioni, ospitando il celebrato maestro Adalberto Riva e la sua “Storia del pianoforte”.

Sala gremita, grande attesa per un programma che prevedeva l’intersecarsi delle dotte disquisizioni del maestro con le sue attesissime esibizioni pianistiche inserite in un programma intriso d’indubbio fascino.

Naturalmente l’introduzione all’incipiente serata non poteva che essere affidata al sindaco Daniele Boldrini, che non ha mancato di ricordare un’altra presenza essenziale di Adalberto, la celebrazione nel 2003 dei cinquanta anni di vita del Comune di Brezzo di Bedero, resosi autonomo da Luino nel 1953, nella quale si esibì con notevole perizia e conseguente successo.

E qui inizia l’avvincente storia narrata dalla voce pacata del maestro, improntata a rendere esplicito il cammino che ha condotto dal clavicembalo al pianoforte; «Occorre ricordare che il clavicembalo, utilizzato fino alla fine del seicento, aveva grandi limiti nella dinamica, nell’espressività musicale, il sistema non produceva vibrazioni, limitando le sfumature del tocco dell’esecutore. Fu Bartolomeo Cristofori ad apportare le prime variazioni che permisero di giocare sulla gradazione e sull’intensità del suono risolvendo un problema meccanico che influenzerà il futuro. Inizialmente fu chiamato “fortepiano” e attraverso successivi miglioramenti, soprattutto con Stein, divenne il pianoforte sul quale si esercitarono e composero i grandi artefici della musica sinfonica come Beethoven».

Il racconto è stato vibrante e avvince gli ascoltatori sollevando alcuni veli sulla comprensione del processo evolutivo di una musica diventata immortale; ma è stato chiaro che tutti attendeva l’esibizione pianistica di Riva, che non poteva mancare e si è compiuta attraverso lo scivolo delle note dei compositori da lui prescelti – da Scarlatti a Beethoven – al fine di far penetrare nelle più riposte anse dell’animo l’armonia che lo strumento, gestito con passione e trasporto, è riuscito a conferire a ogni spettatore.

Si è trascinati, ci si allontanati dai limiti dei luoghi e dei tempi che hanno cessato così di esercitare la loro tirannia, lasciando spazio all’eterno flusso vitale della musica, l’arte per eccellenza.

Adalberto ha incanalato la scoperta del cammino evolutivo dello strumento, ricordando l’opera di Erard, ma specialmente di Steinway & Sons, azienda fondata nel 1853 dalla famiglia tedesca Steinweg, diventata col tempo leader a livello mondiale. Ha sottolineato le differenze fra la tecnica costruttiva viennese, orientata a offrire suoni delicati e leggeri, e quella franco-inglese che sopperiva alla minor agilità con una maggiore forza di sonorità.

Era chiaro che a quel punto si è verificata un’osmosi fra gli esecutori e gli strumenti, dove il nuovo suono aveva la proprietà d’influenzare gli artisti e viceversa: da questi derivavano i suggerimenti per apportare ulteriori miglioramenti alla strumentistica.

La cascata musicale è proseguita con le mani di Adalberto che scorrevano sulla tastiera fra Chopin e Liszt – è stato in pratica il primo grande pianista della storia a introdurre il concetto di suonare la musica altrui – dove hanno preso forma gli studi del primo e la sagace interpretazione del celebre brano del Rigoletto “Bella figlia dell’amore” cantata in teatro dal Duca a Maddalena, rivissuta non certo sul piano canoro, bensì con una serie di variazioni dell’esecutore, davvero pregevoli.

Purtroppo il tempo è stato spietato e l’intersezione storico/musicale doveva infine interrompersi: lunghi, entusiasti applausi con ripetuti ritorni sulla ribalta ove campeggia il pianoforte, quale supremo e assoluto protagonista, ben conscio, tuttavia, che la sua maestosità rimarrebbe sterile se l’artista Adalberto Riva non sollevasse il coperchio della tastiera e lasciasse scorrere lì le sue dita per suggestionare, per l’ennesima volta, gli assetati dell’eterna, irrinunciabile musica.

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