Aula Magna gremita ieri a Varese per l’inaugurazione del ventisettesimo anno accademico dell’Università degli Studi dell’Insubria. L’evento del 14 febbraio ha visto la partecipazione di tredici atenei italiani, rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, che hanno espresso il loro sostegno all’università. Un segnale della centralità dell’ateneo nel panorama accademico e della sua stretta connessione con il territorio di Varese e Como.
La cerimonia – la prima del sessennio della nuova governance guidata dalla rettrice Maria Pierro – è iniziata con il tradizionale corteo accademico, seguito dall’Inno di Mameli e dall’Inno Europeo eseguiti dal Chorus Insubriae. Dopo i saluti istituzionali, la cerimonia ha dato spazio alle voci della comunità accademica: per prima è intervenuta Lucrezia Maggi, rappresentante degli studenti, ha condotto una bella riflessione sull’amore per lo studio che «fiorisce nel rapporto di stima e rispetto tra l’educatore e l’allievo», mentre Cinzia Paganin, a nome del personale amministrativo, tecnico e bibliotecario dell’Ateneo, ha ricordato il ruolo e l’importanza del capitale umano che incarna le istituzioni, perché l’«Amministrazione non è retta solo da procedure, processi e procedimenti».
Nel suo intervento, la rettrice Pierro ha sottolineato l’importanza di un’università radicata nel tessuto urbano: «L’Insubria deve vivere nelle città con i suoi studenti e docenti». Un messaggio ribadito nel video di presentazione dell’open day del 29 marzo, “Insubria per te”, che mostra le bellezze di Varese, Como e Busto Arsizio attraverso il viaggio di due studenti in bicicletta. Nel discorso la direttrice ha ricordato anche due membri della comunità accademica venuti a mancare prematuramente: la studentessa Giulia Vanossi, di Medicina e chirurgia, e Francesco Pallotti, docente di Biochimica e biologia molecolare clinica, che hanno ricevuto il commosso applauso del pubblico.
La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha definito l’Insubria «un ateneo giovane e dinamico, punto di riferimento per il territorio e ponte verso il mondo». Il presidente Attilio Fontana ha invece rimarcato come l’ateneo sia «anche un riferimento per il mondo della Medicina e Chirurgia dell’Ospedale di Circolo-Fondazione Macchi di Varese», mentre l’assessore regionale Alessandro Fermi ha annunciato nuovi investimenti per le strutture tecnologiche, «affinché siano sempre più all’avanguardia».
Presenti anche il sindaco di Varese Davide Galimberti, il sindaco di Como Alessandro Rapinese, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini e Fiorenzo Bongiasca, presidente della Provincia di Como. Oltre loro, sul posto c’erano il questore di Varese Carlo Mazza e il prefetto Salvatore Pasquariello, il senatore Alessandro Alfieri, la senatrice Maria Cristina Cantù, il sottosegretario della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo e il consigliere regionale Samuele Astuti. Non da ultimi hanno presenziato alla cerimonia anche il comandante dell’Esercito in Lombardia Carmine Sepe, il comandante provinciale dei Carabinieri di Varese Marzo Gagliardo, il generale della Guardia di finanza Crescenzo Sciaraffa, Mauro Vitiello e Mauro Temperelli presidente e segretario generale della Camera di commercio di Varese, nonché Roberto Grassi, presidente di Confindustria Varese.
La rettrice ha chiuso il tutto con un invito alla collaborazione per rafforzare l’Insubria nel panorama accademico e scientifico, prima della prolusione del presidente emerito della Corte Costituzionale Franco Gallo, che ha ricevuto dalla Rettrice la medaglia di Ateneo e ha tenuto una lectio sul ruolo delle Università nella difesa della tradizione del sapere critico: «In un mondo digitalizzato, l’Università è chiamata a educare le nuove generazioni ad un uso critico delle tecnologie, evitando il rischio di un’informazione manipolata e frammentata».
La cerimonia si è conclusa con il Gaudeamus Igitur, l’inno internazionale della Goliardia studentesca, un testo di origine medievale che celebra la giovinezza, la conoscenza e il senso di appartenenza alla comunità accademica.
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