“Sì al divieto di importazione di foie gras”. Anzi no, perché il Consiglio federale elvetico nella giornata di mercoledì 20 novembre si è espresso sull’iniziativa lanciata lo scorso anno da Alliance Animale Suisse, e ha raccomandato al Parlamento svizzero di respingerla, senza peraltro formulare un controprogetto.
L’iniziativa per vietare l’importazione del piatto tipico francese a base di fegato d’oca e di anatra aveva ampiamente superato le 100.000 firme, necessarie per far proseguire l’iter. Ma una sua eventuale approvazione, ha sottolineato il Consiglio federale, violerebbe specifici accordi internazionali, oltre a limitare la libertà di scelta dei consumatori.
La raccolta firme faceva leva sull’alimentazione forzata dei volatili domestici, «chiamata ingozzamento», e «vietata in Svizzera da oltre 40 anni per motivi legati al benessere degli animali».
Il Consiglio federale ha ritenuto comprensibile la richiesta dell’iniziativa. «Tuttavia un divieto di importazione è difficile da conciliare con i contratti e gli accordi internazionali sottoscritti dalla Svizzera, come l’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio dell’Organizzazione mondiale del commercio o l’Accordo di libero scambio con l’UE», si legge in una nota dell’organo di governo.
Per tenere in considerazione la richiesta dell’iniziativa, e per rispettare gli accordi internazionali, «il Consiglio federale intende introdurre un obbligo di dichiarazione per i prodotti ottenuti con l’alimentazione forzata». In altre parole «i consumatori dovrebbero avere la possibilità di riconoscere come è stato realizzato il prodotto e questa trasparenza può aiutare a sensibilizzarli». L’obbligo di dichiarazione dovrebbe entrare in vigore a metà del 2025.
«In futuro – si apprende ancora dalla nota del Consiglio federale – sarà obbligatorio dichiarare se i prodotti sono stati ottenuti senza anestetizzare o stordire gli animali, come può accadere nel caso delle cosce di rana».
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