Nel settembre 1976, sulle pagine del Corriere del Verbano, si raccontava la drammatica situazione del popolo palestinese, stretta tra l’oppressione militare e la devastazione di campi profughi, come quello di Tall El Zaatar a Beirut.
In quegli anni, il Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Luino si unì, così come altre realtà italiane, alla protesta contro i massacri, invocando il diritto di ogni popolo alla sopravvivenza, alla libertà e all’autodeterminazione.
La situazione al giorno d’oggi, pur in un contesto geopolitico mutato, non sembra mostrare significativi passi avanti. Le richieste di pace e giustizia restano al centro del dibattito, ma la guerra in Palestina costringe ancora milioni di persone a vivere in condizioni di estrema precarietà.
Quasi mezzo secolo dopo, il messaggio del Comitato di Solidarietà del ’76 resta più attuale che mai: «Invitiamo tutti i cittadini e lavoratori a richiedere l’intervento del governo italiano per determinare le condizioni di pace». Il Comitato denunciava il ricorso alla violenza, al genocidio e all’imperialismo, chiedendo negoziati di pace e il riconoscimento dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Tra le loro richieste, anche il ritiro delle truppe siriane dal Libano.
Parole ormai impresse nella memoria storica, che riecheggiano negli appelli odierni per il cessate il fuoco in quelle zone di guerra che continuano a mietere vittime tra i civili. Le mobilitazioni recenti, infatti, come quella organizzata dall’ANPI di Luino, testimoniano una continuità storica nell’impegno della città per i diritti umani.
A Luino, così come in altri parti d’Italia, la memoria collettiva funge da ponte tra generazioni, mostrando che la solidarietà non è solo un fatto del passato, ma un imperativo per il futuro. Ripercorrere i passi di chi ci ha preceduto non significa solo onorare l’impegno civile di allora, ma anche comprendere che le cause di quelle lotte vivono tuttora, ricordandoci che, anche quando la storia si ripete, la speranza non muore mai.
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