Varese | 12 Novembre 2024

Ospedale di Varese, «Vantaggi della sala ibrida evidenti fin dal primo intervento»

Lunedì 4 novembre è stata operata una donna con un aneurisma cerebrale: grazie alla presenza dell’angiografo in sala è stata subito confermata la buona riuscita dell’intervento

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«La sala operatoria ibrida consente di eseguire procedure davvero straordinarie!»: è entusiastico il commento del dottor Antonio Tabano, da pochi giorni alla guida della Neurochirurgia dopo il pensionamento del professor Davide Locatelli, in occasione delle dimissioni della prima paziente operata in una delle due nuove sale operatorie ibride dell’Ospedale di Circolo di Varese.

Il primo intervento di Neurochirurgia è stato infatti eseguito su una donna, sessantenne, con un aneurisma cerebrale da trattare chirurgicamente in elezione.

Lunedì 4 novembre la paziente è stata portata nella sala ibrida completa di angiografo, che ha permesso al dottor Tabano e alla dottoressa Federica Casagrande di intervenire insieme al gruppo di Neuroradiologi guidato dal dottor Andrea Giorgianni, in particolare i dottori Carlo Pellegrino e Massimo Fusco.

L’anestesista che ha seguito tutta la procedura è stata la dottoressa Rita Pradella, del team del professor Luca Cabrini. Fondamentale è stato naturalmente anche il contributo dei tecnici di Radiologia e degli infermieri di Sala operatoria e di Sala angiografica, parte integrante del grande team che ha affrontato questa sfida in un ambiente nuovo e complesso.

La paziente è stata sottoposta al classico intervento per la chiusura dell’aneurisma, con craniotomia e clipping dell’aneurisma.

«La vera novità – tiene a sottolineare il dottor Tabano – è stata la possibilità, a intervento in fase di conclusione, di sottoporre immediatamente la paziente all’angiografia, eseguita dai neuroradiologi. Per noi neurochirurghi questo significa poter avere la conferma direttamente in sala operatoria della buona riuscita dell’intervento, prima di richiudere il cranio, dandoci la possibilità di apportare immediatamente correttivi nel caso si rendessero necessari, senza dover rioperare il paziente».

«L’angiografia intraoperatoria è possibile solo in pochissimi centri – aggiunge il dottor Giorgianni – e consente non solo di ridurre i tempi di trattamento del paziente, che in un’unica seduta si sottopone sia all’intervento chirurgico, sia al controllo angiografico, ma soprattutto massimizza gli effetti del trattamento, aumentando la qualità del risultato».

La paziente, dopo l’intervento, ha trascorso una giornata in Neurorianimazione, che afferisce alla struttura complessa del professor Luca Cabrini, sveglia e collaborante, per poi proseguire per quattro giorni nel reparto di Neurochirurgia, da cui è stata dimessa oggi.

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