Con l’avvicinarsi del 31 ottobre, le vetrine si riempiono di zucche intagliate, costumi e dolcetti, ma non tutti sembrano pronti ad accogliere Halloween a braccia aperte. «Halloween no grazie, siamo italiani e dobbiamo rispettare le nostre tradizioni» recita il post di un gruppo Facebook di una città dell’alto Varesotto.
Storicamente, infatti, il 1° novembre celebra tutti i santi della Chiesa cattolica, una festività che risale al IV secolo e che si è poi diffusa in tutta Europa. Il giorno successivo, invece, è dedicato a commemorare i nostri cari defunti, pratica che risale alle tradizioni monastiche del IX secolo. Tuttavia, molti temono che questi momenti di raccoglimento possano essere sostituiti da un vuoto consumismo, snaturando il significato della festività.
La questione è tutt’altro che nuova. Da “The Nightmare before Christmas” a “Hocus Pocus”, Halloween si è radicata nell’immaginario collettivo negli ultimi decenni, grazie anche alla diffusione massiva delle nuove tecnologie, che hanno accelerato la globalizzazione culturale. Importata dai paesi anglosassoni, questa festa ha trovato terreno fertile soprattutto tra i giovani, attratti dal fascino della cultura pop e dall’aspetto ludico della celebrazione.
Da un punto di vista culturale, la sera del 31 ottobre non si limita a essere un semplice momento di svago, ma porta con sé un simbolismo che affonda le radici nell’antico rito pagano del Samhain, il capodanno celtico, che segnava il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
A condividere alcune tematiche con Halloween è anche il Día de los Muertos in Messico, che si celebra tra il 28 e il 2 novembre: una festa di origine precolombiana che è un tripudio di gioia e colori, in cui le famiglie si riuniscono per onorare i defunti con altari ricchi di offerte, fiori di cempasúchil e cibi tradizionali. In questo contesto, la morte non è vista come un evento spaventoso, ma come una parte naturale del ciclo della vita, da celebrare con rispetto e allegria.
Oggigiorno, però, Halloween – dall’inglese “All Hallows’ Eve”, ovvero “Vigilia di Ognissanti” – viene percepita prevalentemente come una festa commerciale, spogliata del suo significato originario e reinterpretata in chiave moderna. In questo contesto, il dibattito si accende: siamo di fronte a un inevitabile processo di ibridazione culturale oppure è possibile, per non dire necessario, tentare di contrastare questa tendenza?
Le opinioni sono divise. Da un lato, infatti, c’è chi vede Halloween come un’occasione per divertirsi senza per forza andare a minare le tradizioni locali, dall’altro, c’è chi teme che l’adozione di costumi e rituali stranieri possa portare a una progressiva erosione della nostra identità culturale, che va quindi protetta attivamente.
E voi, cosa ne pensate? È possibile conciliare l’intrattenimento moderno con il rispetto delle nostre radici storiche, o è meglio lasciare la zucca al suo posto e usare, come suggerisce il post, la testa? Ai posteri l’ardua sentenza, ma una riflessione su ciò che vogliamo trasmettere alle future generazioni, forse, è d’obbligo.
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