Valdumentina | 14 Ottobre 2024

Valdumentina, piccolo idroelettrico: «Ultima occasione per gestire il territorio montano»

L’agronomo Valerio Montonati riflette sul tema con uno sguardo rivolto ai benefici di questi piccoli impianti per il territorio, anche a livello economico

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(a cura dell’agronomo Valerio Montonati) Abbiamo tutti negli occhi gli esiti degli ultimi eventi alluvionali che hanno interessato la Romagna e non solo: corsi d’acqua classificabili più come torrenti che come fiumi veri e propri, intasati oltre ogni limite da materiale legnoso proveniente da monte, hanno tracimato invadendo gli abitati con gravissimi danni alle case ed al loro contenuto se non peggio, addirittura con morti e dispersi.

Ho avuto modo di parlare di recente con un collega forestale impegnato in quelle aree in operazioni di taglio sulle rive dei corsi d’acqua nelle zone vallive già in vista dell’Adriatico; è stato categorico: quegli alvei di pianura erano stati già sgombrati in occasione dei precedenti eventi e tutto il legname giunto sin lì proveniva dai bacini torrentizi dell’Appennino che dista pochi chilometri da quei luoghi e che giace abbandonato da oltre cinquanta anni.

Sui versanti delle nostre montagne la situazione è assolutamente identica e sulle valli del Luinese particolarmente grave: gran parte dei versanti giacciono abbandonati da vari decenni. Negli estesissimi boschi di faggio e nelle antiche selve castanili enormi quantità di legname ricoprono vasti lembi di terreni scoscesi dai medi versanti fino in prossimità degli alvei torrentizi.

Interi tronchi occupano il letto dei locali torrenti stroncati o divelti dai sempre più frequenti fortunali insieme a grossi rami spezzati: faggi, castagni, frassini ostruiscono le sezioni di corsi d’acqua minori ma più impervi come il Viaschina, il Colmegnino, il Crana o il Cortesello creando dighe che, rompendosi inevitabilmente, scaricano improvvisamente ondate potenzialmente catastrofiche per fabbricati isolati / abitati prossimali o sottostanti ovvero scaricando legni e detriti nell’inferiore Giona con gravi rischi per i manufatti idraulici che lo regolano (le storiche briglie per lo più già gravemente malandate) o per l’abitato di Maccagno che, per altro, anche in un recente passato, ha subito danni rilevanti proprio a causa della ormai dimenticata manutenzione delle aree a monte.

La realizzazione di piccoli impianti idroelettrici ad acqua fluente (senza quindi realizzare dighe) su questi torrenti rappresenta, fermo restando che le regole nazionali e regionali attualmente in vigore in materia di derivazioni d’acqua tutelano in maniera assoluta la fauna ittica esistente in questi riali (essenzialmente trote fario immesse artificialmente in corsi d’acqua, che ne erano naturalmente sprovvisti dal termine dell’ultima glaciazione, dai pescatori sportivi per le loro esigenze di pesca) contrariamente a quanto erroneamente affermato su queste pagine, rappresentano, di fatto, l’ultima occasione per ripristinare la manutenzione di tratti di territorio montano che nessuno più vuole gestire.

La loro realizzazione infatti permette il ripristino, insieme a vecchi fabbricati rurali da tempo abbandonati e collabenti, di tratti di viabilità forestale ormai dimenticata che, oltre a facilitare l’accesso agli stessi pescatori, ri-apre le porte ad una rinnovata selvicoltura dando la possibilità alle locali ditte forestali di intervenire sui boschi con profitto, il recupero di terrazzamenti (con i loro antichi muri a secco) ormai prossimi al collasso aprendo la possibilità di presidiare i fianchi montani con una rinnovata agricoltura di montagna, la possibile rivalutazione di interi tratti di selva castanile con il ripristino della storica produzione di castagne che, oltre tutto, è di sicuro richiamo turistico, la periodica regimazione delle portate nei tratti sottesi offrendo agli stessi pescatori la possibilità di esercitare la loro passione anche quando i torrenti sono in piena (nel torbido, come si sa, si pesca meglio…) oltre alla costante pulizia di quei tratti di alveo oggi, per lo più, inaccessibili.

A questo lungo elenco di benefici vanno inoltre aggiunti i riflessi economici che non sono solo in favore degli investitori che, ovviamente, contano di ottenere un equo profitto (e ci mancherebbe altro…) come l’incremento di lavoro che in genere coinvolge le imprese locali, i ritorni dalle attività forestali sia in termini di reddito sia in termini di legna da ardere o da opera disponibile in loco, il potenziale incremento di visitatori anche con soggiorni prolungati (raccoglitori di castagne o semplici amanti dei boschi e delle passeggiate in ambiente montano) con gli ovvi riflessi sull’economia turistica dell’intera vallata, ed, infine la disponibilità che viene resa puntualmente ad imprese e famiglie di rilevanti quantità di energia elettrica da fonte rinnovabile (oggi ancor più con le nascenti comunità energetiche) e con un effettivo risparmio di emissioni di CO2 ed una concreta lotta alla fase climatica che stiamo vivendo assumendocene una quota reale senza delegare sempre questa funzione ad altri luoghi e ad altri soggetti.

Riflettiamo attentamente su queste reali opportunità non volendole cogliere per non doverci disperare quando la natura abbandonata delle nostre montagne dovesse presentarci l’amaro conto.

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