“Io che sono Rita”, il racconto dello scrittore Cristiano Parafioriti – finanziere originario di Galati Mamertino, piccolo paese montano della Sicilia ma ormai luinese d’adozione –, dopo le affermazioni a Catania, Valdarno e Perugia si è aggiudicato il primo posto assoluto nella sezione D (racconti) anche al Premio di narrativa e poesia “Città di Arcore” ed è stato premiato ufficialmente sabaato 7 settembre presso la prestigiosa sede di Villa Borromeo d’Adda.
Il racconto narra le vicissitudini umane e il coraggio di Rita Atria, giovane “picciridda” siciliana di Partanna (TP) che nel 1991, dopo l’assassinio del padre e del fratello per mano della cosca rivale guidata da Mattia Messina Denaro, si ribella alla mafia, radicata anche nella sua famiglia e insieme alla cognata, Piera Aiello, decide di collaborare aiutando nelle indagini l’allora procuratore di Marsala, il giudice Paolo Borsellino.
Questa collaborazione farà di Piera e Rita le prime testimoni di giustizia che a differenza dei “collaboratori di giustizia” non erano appartenenti o affiliati a Cosa Nostra. Dopo il 19 luglio 1992 e la morte del “suo” giudice Borsellino Rita, affranta dal dolore, si suicida lanciandosi dal settimo piano nell’appartamento di via Amelia a Roma dove viveva sotto copertura. Oggi Rita è, a ragione, considerata la settima vittima di via d’Amelio.
La prestigiosa giuria del premio, giunto alla sua 10ª edizione, si è espressa in questi termini: “L’autore ci propone, con sensibilità e delicatezza, uno spaccato di vita, in un contesto territoriale profondamente segnato e incancrenito dalla mafia. La narrazione, in prima persona, è efficace e spinge ad una totale immersione nel difficile percorso e nelle coraggiose e tragiche scelte della protagonista, invitandoci ad attenta comprensione, analisi e riflessione, evitando pregiudizi e affrettati giudizi. Spiazzante, disorientante e struggente”.
Ennesimo riconoscimento dunque per Cristiano Parafioriti che, quest’anno in particolare, è salito alla ribalta oltre che per la sua indiscussa capacità di romanziere (i successi di “Invictus” ne sono testimonianza) anche per i suoi racconti che mietono in modo unanime apprezzamento e consensi.
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