La sclerosi multipla (SM) è una malattia neurodegenerativa che colpisce migliaia di persone in Lombardia, e molti pazienti cercano sollievo dai sintomi attraverso l’uso di cannabis. Uno studio trasversale multicentrico recentemente condotto in Lombardia ha offerto nuove intuizioni sull’uso della cannabis tra i pazienti con SM, evidenziando sia i benefici clinici che le complessità legali e mediche associate al suo uso.
Prevalenza e motivazioni dell’uso di cannabis
Lo studio ha coinvolto un totale di 2024 pazienti adulti con SM che hanno utilizzato cannabis non prescritta, completando un sondaggio online anonimo. Si è scoperto che la prevalenza di consumatori attuali di cannabis era del 15,5%, un tasso superiore alle stime disponibili nella popolazione generale italiana del 2017, che era del 10%. Un deterrente legale significativo è emerso, visto che il 41% dei non consumatori ha dichiarato che avrebbero utilizzato cannabis se fosse stata legale, principalmente per intenti medici. La frequente citazione di idee personali e di Internet come fonti a sostegno dell’uso medico, invece che di consigli medici, potrebbe indicare una ridotta propensione dei medici a discutere o prescrivere cannabis terapeutica, inclusa l’erba legale.
Benefici clinici e riduzione dell’uso di altri farmaci
I pazienti hanno riportato benefici clinici dall’uso di cannabis, soprattutto per il dolore, spasmi o tremori, disturbi del sonno e ansia. L’uso di cannabis è stato associato a una riduzione o interruzione dei farmaci per l’ansia, il sonno, il dolore, la depressione o altre condizioni negli attuali consumatori terapeutici. Questa osservazione è rilevante, poiché la riduzione dei farmaci concomitanti potrebbe limitare le reazioni avverse ai farmaci e migliorare la qualità della vita.
Problemi di sicurezza e effetti avversi
Circa un terzo dei consumatori attuali e precedenti ha segnalato una certa variabilità degli effetti della cannabis, più frequentemente effetti inaspettati o aumentati, che possono essere spiegati dalla concentrazione estremamente variabile e crescente di THC nella cannabis disponibile sul mercato illegale. Questo potrebbe rappresentare un problema di sicurezza dell’automedicazione illegale con cannabis a causa dei livelli incostanti di composti attivi. Circa il 60% dei consumatori attuali e attuali a scopo medico ha segnalato effetti avversi legati alla cannabis, i più frequenti sono quelli comunemente attesi dall’uso di cannabinoidi.
Problemi legali e impatto sulla qualità della vita
Problemi legali sono stati segnalati in circa il 10% dei consumatori attuali, costituendo una potenziale conseguenza dannosa dell’uso illegale di cannabis non prescritta nei pazienti. Le sanzioni potrebbero includere sospensioni temporanee della patente di guida o divieti provvisori di lasciare il Paese, sanzioni che potrebbero essere evitate se il soggetto segue un programma terapeutico.
Conclusioni
I risultati dello studio trasversale condotto in Lombardia offrono una prospettiva significativa sul ruolo della cannabis nel trattamento della sclerosi multipla, evidenziando non solo l’efficacia potenziale in termini di alleviamento dei sintomi ma anche le sfide normative e sociali che accompagnano il suo uso. La cannabis si rivela essere un’opzione terapeutica promettente per molti pazienti che non hanno trovato sollievo adeguato attraverso terapie convenzionali.
La relazione tra il miglioramento dei sintomi della SM e l’uso di cannabis solleva questioni importanti riguardo alla necessità di un quadro normativo più flessibile e informato. Mentre il 41% dei non consumatori esprime la volontà di usare la cannabis se fosse legalmente accessibile, emerge chiaramente la necessità di una riforma legislativa che consideri la cannabis non solo come un trattamento alternativo ma come una componente integrale delle opzioni terapeutiche disponibili per la sclerosi multipla.
Inoltre, i dati suggeriscono che la cannabis potrebbe ridurre la dipendenza dai farmaci tradizionali, spesso gravati da effetti collaterali significativi. Questa osservazione non solo parla del potenziale di miglioramento della qualità della vita per i pazienti ma anche della riduzione del carico economico sul sistema sanitario, dato che la gestione degli effetti collaterali e delle complicazioni legate ai farmaci convenzionali rappresenta un costo significativo.
È fondamentale che il dibattito su questa tematica prosegua, coinvolgendo medici, ricercatori, pazienti e legislatori per garantire che le politiche future siano basate su dati solidi e riflettano le reali esigenze dei pazienti. La promozione di ulteriori ricerche è essenziale per approfondire la nostra comprensione degli effetti a lungo termine della cannabis e per ottimizzare le dosi e i metodi di somministrazione che portano al massimo i benefici terapeutici e minimizzano i rischi.
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