Lo smaltimento dei rifiuti speciali in azienda è un processo complesso, in quanto richiede un sistema integrato che presti la massima attenzione alle esigenze aziendali e ambientali, tenendo in considerazione anche la sostenibilità economica e il coinvolgimento dei dipendenti.
I rifiuti speciali, infatti, vanno gestiti mediante procedure mirate e conformi, per evitare qualsiasi rischio di contaminazione e la dispersione di materiali pericolosi nell’ambiente, sia nella fase di raccolta che in quella di smaltimento.
D’altra parte, secondo l’Ispra la quantità di rifiuti speciali prodotti in Italia ammonta a 165 milioni di tonnellate l’anno, in particolare il 58,4% prodotto nel Nord Italia (96,4 milioni di tonnellate), il 25,1% al Sud (41,3 milioni di tonnellate) e il 16,5% nel Centro (27,2 milioni di tonnellate).
È importante quindi seguire pratiche corrette di raccolta e smaltimento di questa tipologia di rifiuti, per favorire il recupero di tutti quei materiali che possono essere riutilizzati o riciclati ed evitare danni ambientali, rischi per la salute e pesanti sanzioni.
Lo smaltimento dei toner della stampante in azienda
Tra i rifiuti speciali più comuni prodotti dalle aziende ci sono i toner della stampante, che una volta terminato il loro ciclo di vita devono essere smaltiti correttamente, nel pieno rispetto della normativa vigente.
Come si legge nell’approfondimento di Lyreco che spiega dove si butta il toner della stampante, i consumabili esausti devono essere riposti in appositi contenitori di stoccaggio, anche conosciuti come ecobox, involucri progettati appositamente per impedire il rilascio di sostanze nocive nell’ambiente.
Questi ecobox poi devono essere ritirati da aziende autorizzate alla gestione e al trasporto dei consumabili, rispettando tutti gli obblighi di legge definiti in Italia dal D.Lgs. 152/2006. Al momento del ritiro, la società incaricata del servizio deve compilare e rilasciare il FIR, il Formulario di Identificazione dei Rifiuti, un documento fondamentale che assicura la tracciabilità della filiera.
Successivamente, l’azienda conferisce questi rifiuti speciali presso impianti abilitati al trattamento dei toner delle stampanti, ossia i soggetti che si occupano del recupero dei materiali presenti in toner e cartucce regolarmente iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
Seguendo correttamente questo iter i consumabili possono essere rigenerati o smaltiti: nel primo caso i toner vengono controllati, disassemblati, ricondizionati e reimmessi sul mercato come prodotti OEM, ovvero in possesso di caratteristiche che li rendono conformi agli standard originali, nel secondo invece vengono smaltiti perché giunti a fine vita.
Come si smaltiscono le pile usate negli ambienti di lavoro
Tra gli altri rifiuti speciali che devono essere gestiti con attenzione nelle aziende ci sono le pile usate, ossia le batterie utilizzate per alimentare i dispositivi senza filo come telecomandi di monitor, TV e condizionatori d’aria, mouse da ufficio, impianti audio, cuffie wireless e altri apparecchi elettrici ed elettronici.
In questo caso, è necessario innanzitutto distinguere le pile in base al codice CER di riferimento, ovvero il Catalogo europeo dei rifiuti che differenzia le varie tipologie di prodotti con un’apposita sequenza numerica.
Si tratta, per esempio, del codice CER 16.06.04 per le pile alcaline, del codice 16.06.01 per le pile al piombo, del CER 16.06.02 per le pile al nichel e del codice 16.06.05 per quelle al litio.
Le batterie esauste devono essere raccolte in contenitori specifici e a norma, separandole dagli altri rifiuti e distinguendole in base alla categoria di riferimento indicata dal codice CER di ciascuna tipologia di pila. Questi box possono essere acquistati da fornitori specializzati, una soluzione ideale per semplificare la gestione delle pile usate in azienda da parte dei dipendenti.
Dopodiché, anche in questo caso i box con le pile esauste devono essere conferiti a società autorizzate al recupero di questi rifiuti speciali, le quali devono rilasciare sempre il FIR per garantire la completa tracciabilità dei prodotti durante tutte le fasi di trasporto e smaltimento.
Infine, le pile usate vengono portate presso gli impianti di trattamento e recupero dove questi rifiuti sono sottoposti a processi pirometallurgici o idrometallurgici, per ottenere la maggior quantità possibile di materiali da riutilizzare in altre applicazioni e minimizzare l’impatto ambientale.
Come funziona lo smaltimento dei dispositivi elettronici nelle aziende
In tutte le aziende è presente un elevato numero di dispositivi elettronici, apparecchi indispensabili per lo svolgimento di qualsiasi attività aziendale come PC, stampanti, notebook, monitor e scanner.
Naturalmente, anche questi device prima o poi arrivano a fine vita, per esempio quando si guastano o diventano obsoleti, oppure quando è necessario aggiornare la dotazione tecnologica dell’azienda acquistando dei nuovi dispositivi di ultima generazione più efficienti e performanti.
In queste circostanze i dispositivi diventano dei RAEE, ossia dei Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, prodotti che vanno smaltiti secondo le normative europee e italiane per tutelare l’ambiente e preservare la salute.
Questi apparecchi, infatti, al loro interno contengono delle sostanze potenzialmente nocive e inquinanti. Per questo le aziende devono utilizzare appositi box per la raccolta dei RAEE, mettendo a disposizione dei dipendenti una serie di contenitori omologati per il recupero dei dispositivi elettronici pericolosi e non pericolosi, distinguendoli in base al codice CER di riferimento.
I RAEE, contenuti in questi box, devono essere affidati a una società autorizzata al recupero e trasporto, che deve compilare e rilasciare il FIR prima di conferire i dispositivi nei centri di raccolta e trattamento abilitati, affinché sia possibile recuperare una serie di materiali e trattare il resto in modo conforme e sostenibile.
© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0