(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook Germignaga, ricordi dal passato) Quando si parla di località o frazioni germignaghesi prima di tutto viene in mente la località Premaggio, ma in tempi meno recenti erano altre quelle più note. Quasi tutte di queste sono ancora conosciute, ma forse in pochi sono in grado di localizzarle. Vediamo allora di elencare le principali.
arrivando a Germignaga dalla strada provinciale che porta in Valcuvia o in Valganna, troviamo per prima la località Mirandola Nuova, indicazione fino a qualche anno fa ancora leggibile sui muri del caseggiato che ha ospitato per moltissimi anni l’attività agricola della famiglia Taloni. Poco più avanti la località Ponte Bric, nome che trae origine dal ponte sul Margorabbia costruito nelle proprietà del signor Bricchi. Passando sul ponte e proseguendo poi lungo la sponda del torrente in direzione della località Premaggio, si trovava la località Casa Moro (ora non più esistente), mentre proseguendo diritto, senza oltrepassare il ponte, si trova la località fornace del Sasso, dove un tempo era attiva una fornace per la produzione della calce, tuttora visibile ma riconvertita ad altro uso.
Ma è nella parte alta di Germignaga che i toponimi di località sono maggiormente presenti: salendo appena dopo le scuole elementari la ripida strada che porta verso la località Pisciò e il Villaggio Olandese (entrambe però in territorio di Brezzo di Bedero), appena prima del Qui si sana, si incontrano: la località Ronchetto, poi la Giovarenca, quindi a sinistra la località Cazzana (di cui in passato abbiamo già parlato sulla pagina Facebook Germignaga, ricordi dal passato) e sulla destra, Roccolo dovuto alla presenza sulla sommità del colle, di un edificio in muratura di almeno due piani, in cui si praticava la caccia agli uccelli.
Curiosa la denominazione della località Casa dell’americano che si trova salendo il sentiero Alto Verbano lungo la valle del torrente San Giovanni, appena prima di un ponticello. In quella casa immersa nel bosco, saltuariamente tornava il proprietario che era un emigrato in America. Fra le sue passioni c’era quella della musica e, quando faceva ritorno in patria, era solito mettersi a suonare fuori dalla casa con il suo strumento musicale. Chi proveniva di sotto, udendo il suono diffondersi nel bosco, esclamava: “L’è turnà l’american…”
Nei pressi delle scuole medie troviamo invece la località Fornace, il cui toponimo era dovuto alla presenza nei pressi di un’attività di produzione di mattoni e tegole in cotto, attiva fino alla fine dell’800. Di ben più antica denominazione, immediatamente adiacente all’attuale campo santo, la località Squarada, il cui nome era originato dalla presenza delle rovine dell’antica torre, un tempo presente in quel luogo.
Salendo poi lungo la via ai Ronchi (toponimo che richiama i terrazzamenti un tempo presenti, coltivati a vite per la produzione di uve da vino), troviamo le località Nonedo e Alcio. La prima di queste due, almeno un paio di secoli fa, era un grande appezzamento in parte coltivato a prato e in parte a vite, con la presenza di diverse piante castanili e di gelsi che ne delimitavano i confini. Venne poi acquistato da uno svizzero, Vincenzo Huber, che iniziò a praticare la coltivazione di patate e quella floreale, con molteplici quantità di dalie. Qualche anno più tardi, un suo figlio, Francesco Huber, impiantò nel 1839 l’imponente setificio sul fiume Tresa, mentre nel caseggiato presente in questa località (in parte edificato in territorio di Brezzo di Bedero), per diversi anni un altro Huber, Luigi, nipote di Vincenzo, gestì il grotto dei cacciatori.
Non conosco invece l’origine del toponimo Alcio, qualcuno magari è in grado di colmare questa lacuna. Mi farebbe molto piacere. Personalmente ipotizzo per una deformazione di al cioss che un tempo identificava un prato recintato.
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