Abusata sessualmente da un uomo molto più grande di lei, che dopo averla avvicinata in un bar di Lavena Ponte Tresa, durante una serata passata a bere alcolici fino allo stordimento, l’avrebbe portata nella sua pizzeria, in quel momento chiusa, e lì avrebbe allungato le mani contro la sua volontà.
Ma il racconto della persona offesa, una ragazza 19enne all’epoca dei fatti, che risalgono al 2020 e hanno portato a processo un uomo classe 1983, accusato di violenza sessuale, si è rivelato lacunoso, secondo il pubblico ministero. «Difficile ricostruire i dettagli di quella sera, così come stabilire che la ragazza sia stata portata in quella pizzeria con l’inganno», ha infatti affermato il pm davanti al collegio del Tribunale di Varese, chiedendo l’assoluzione dell’imputato.
Di certo si sa soltanto che i due, dopo aver bevuto insieme ed essersi baciati al bar, raggiunsero insieme la pizzeria del 40enne. Lì l’uomo, stando alla versione della ragazza, avrebbe estratto un lettino da spiaggia, invitando la giovane a sdraiarsi. Poi l’avrebbe tenuta ferma, sfilandole i pantaloni e bloccandosi solo dopo una frase pronunciata dalla ragazza: «Sono vergine».
In aula però la testimonianza della 19enne, che si è costituita parte civile, si è rivelata poco precisa su alcuni passaggi. Gli stessi che hanno impedito al pm di chiedere la condanna dell’uomo.
Il legale di parte civile ha invece chiesto che venga riconosciuta la «penale responsabilità dell’imputato», che avrebbe «invaso la sfera intima della giovane», ancora «priva di malizia sessuale», e dopo averla fatta ubriacare avrebbe cercato di abusare di lei. Il verdetto del tribunale arriverà dopo l’estate.
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