Varese | 14 Maggio 2024

Varese, dal patrimonio dell’anziano spariscono 2 milioni di euro: a processo l’ex colf

La donna, 47enne, avrebbe approfittato del facoltoso imprenditore di cui si prendeva cura e che era affetto da deficit cognitivo. Il medico: «Per lui un piatto di scampi costava 17mila euro»

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La colf è “infedele” e dal patrimonio del facoltoso imprenditore che la donna accudisce spariscono circa 2 milioni di euro.

I parenti dell’uomo, un anziano affetto da grave deterioramento cognitivo, si accorgono degli strani movimenti sul conto corrente, e le successive indagini portano a processo la colf, classe 1977, accusata di circonvenzione d’incapace.

I fatti sarebbero avvenuti tra il 2013 e il 2020 a Tradate, ma l’imputata respinge la ricostruzione della Procura. La tesi della difesa è che l’imprenditore, particolarmente legato alla donna che si occupava di assisterlo ogni giorno, sarebbe stato consapevole del denaro e dei regali destinati a quella persona.

L’uomo però è spirato nel 2021 all’età di 85 anni, prima di poter spiegare al giudice il tipo di rapporto che lo legava alla colf, a cui era stata intestata una polizza vita da 500mila euro. Alla donna l’imprenditore avrebbe inoltre donato una casa di caccia in Romania, e nel periodo finito al centro delle indagini sono stati registrati prelievi dal conto dell’uomo per un totale di 639mila euro.

«Ci sono state elargizioni economiche nei confronti di persone romene che io non conoscevo, e che da quanto mi risulta non frequentavano mio padre, ma hanno ricevuto bonifici per circa 180mila euro», ha raccontato in udienza un figlio dell’uomo, che insieme al fratello e alla madre si è costituito parte civile nel processo.

Anomalie rilevate dal testimone nel periodo in cui lo stesso aveva ricoperto il ruolo di amministratore di sostegno per il padre, che «non era consapevole della malattia che aveva» secondo il medico psichiatra a cui la famiglia dell’’85enne si era rivolta per capire se fosse necessario proseguire con l’amministrazione di sostegno.

Il medico è stato ascoltato in aula e ha spiegato che l’imprenditore «confondeva lira ed euro», ed era convinto che «un piatto di scampi costasse 17mila euro», e che per fare il pieno alla sua Porsche ci volevano 2mila euro. L’amministrazione di sostegno doveva quindi proseguire, secondo il parere del medico, che non è entrato nel merito della natura del rapporto tra l’imprenditore e la colf, ma ha specificato che i soggetti affetti da deficit cognitivi importanti spesso si affezionano a chi li accudisce, al punto da considerare tali persone indispensabili. E in questo modo possono diventare vulnerabili.

In aula anche l’ex moglie dell’imprenditore, che ha ricordato due episodi che potrebbero rivelarsi preziosi per la ricostruzione della vicenda: il giorno in cui in casa, tra gli effetti personali della colf, la donna aveva trovato un elenco di movimenti legati al conto dell’ex coniuge; e quello in cui l’uomo stesso le aveva parlato del fatto che la colf gli chiedesse continuamente soldi. «Ho portato io quella colf da lui – ha aggiunto la testimone parlando dell’ex marito – E ho sbagliato».

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