A distanza di oltre sei anni dalla chiusura definitiva dell’ex RSA di Agra, che aveva aperto una ferita su tutto il territorio luinese, soprattutto quello della Valdumentina, la struttura sanitaria è tornata al centro di riflessioni, domande, richieste e chiarimenti nel pomeriggio di ieri, in occasione dell’incontro congiunto tra il Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Mons. Comi e i sindaci della Comunità Montana a Luino.
Dopo la presentazione del bilancio, degli investimenti e dei progetti futuri del Monsignor Comi, a margine della riunione si sono alternati momenti di osservazioni e domande da parte dei primi cittadini dell’alto Varesotto, tra cui il sindaco di Dumenza, Corrado Nazario Moro, che ha voluto esprimere perplessità in merito ad alcune questioni relative al Comi, in relazione al SuperBonus 110% e a voci di paese.
«La mia domanda è molto semplice – ha commentato il primo cittadino di Dumenza -, è vero che la Fondazione Comi è realmente interessata alla proprietà di Agra?». Un quesito che ha suscitato tra i presenti ricordi e pensieri rispetto ad una situazione che aveva colpito duramente tutto il nord della provincia.
«Parlare dell’ex RSA di Agra è come darmi una coltellata allo stomaco – ha dichiarato il direttore generale Fausto Turci, che sette anni fa era il responsabile della casa di riposo situata all’ingresso del paese -. Il consiglio di amministrazione della Fondazione ha effettuato una valutazione per riutilizzare la struttura. Siamo stati invitati in Regione da un sindaco del territorio a parlare con una parte politica per valutarne la riapertura, anche grazie ad un finanziamento regionale, ma in quella occasione non si era aperta questa ipotetica disponibilità».
L’ex RSA, infatti, da come viene riferito, pare essere ancora in buone condizioni: «Abbiamo effettuato una visita ed un sopralluogo all’interno dei locali. Salvo limitati atti di vandalismo, la struttura è idonea per la riapertura con piccolissimi interventi di riqualifica e di manutenzione – ha proseguito il DG Turci -. L’agenzia immobiliare ha ricevuto l’immobile da Unicredit dopo il fallimento. Chiunque oggi può comprarla, ma la “Vanda Albertini” nel 2017 non poteva stare in piedi da un punto di vista gestionale senza accreditamento».
«Noi abbiamo presentato un piano e, a conti fatti, mancavano 500mila euro all’anno, che sarebbero potuti essere coperti con trenta posti contrattualizzati da Regione, inserendo anche un progetto per realizzare un hospice e una serie di servizi, sia ambulatoriali che sociali, che avrebbero potuto servire un’intera valle. Senza contributi di gestione, invece, la struttura rimarrà ferma. Il CdA della Fondazione ha preso atto di questo, ma di fronte ad un progetto di questo tipo si potrebbe allargare il cerchio e valutare, anche insieme ai sindaci del territorio, un possibile acquisto e una rinascita da parte della nostra Fondazione. Noi saremmo pronti, ma mancano i fondi», ha concluso Turci.
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