Non solo scrittura, tra i tanto amati romanzi e il giornalismo che lo impegnava su una vasta serie di argomenti. Tra le numerose esperienze vissute da Piero Chiara vi è anche quella di commentatore Rai dell’edizione del 1968 del Giro d’Italia, quella di cui si ricorda l’epica vittoria di Eddy Merckx sotto la neve alle Tre Cime di Lavaredo.
Il racconto di quelle giornate al microfono degli studi televisivi di Roma è contenuto nel volume “Cento anni di ciclismo” ed è stato inserito anche ne “Lo Zanzi, il Binda e altre storie su due ruote”, una piccola raccolta di testi scritti dal Chiara e dedicati al ciclismo e alla Corsa Rosa curata da Alberto Brambilla.
Tra gli aneddoti, tra i quali si ritrovano anche i due incontri che lo scrittore luinese ebbe con il conterraneo Alfredo Binda e con Felice Gimondi durante alcune tappe del Giro – entrambi i grandi corridori appaiono accomunati da una certa propensione all’essere taciturni – figura quindi anche l’esperienza di commentatore delle varie frazioni, in onda ogni giorno alle 13.30, mentre Paolo Frajese seguiva la corsa in moto.
Troppi, però, gli inconvenienti tecnici e i salti di collegamento che interrompevano la telecronaca della corsa e che obbligarono Chiara a inventarsi qualcosa per riempire i buchi della diretta: è lì che venne fuori la figura dello “Zanzi Augusto”, «lo spirito d’un corridore estinto» che forniva pronostici sull’esito della tappa dell’indomani.
Se non vedi questo contenuto per intero vuol dire che non hai eseguito il login o non sei abbonato.
© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0