Varese | 30 Aprile 2024

Valceresio: «Anziano costretto a un’esistenza misera». Sotto accusa l’amministratore di sostegno

Settantaseienne a processo per peculato. Avrebbe usato per scopi personali i soldi del cognato invalido, svuotandogli il conto. Il pm chiede 5 anni e mezzo

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Doveva essere aiutato. E invece è stato costretto a vivere l’ultimo periodo della sua esistenza in maniera misera, a causa del progressivo consumo di tutti i suoi risparmi.

Risparmi che ammontavano a circa 150mila euro, e che sarebbero stati prelevati dal conto corrente dell’uomo, un anziano con gravi problemi di salute e in seguito deceduto, dal suo amministratore di sostegno, cioè il cognato, che avrebbe utilizzato quel denaro per scopi che non riguardavano le necessità dell’amministrato.

Questo in base alla ricostruzione della Procura di Varese, che per l’imputato, un 76enne a processo per peculato – accusa legata al fatto che l’amministratore di sostegno opera in veste di pubblico ufficiale – ha chiesto la condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione.

I fatti risalgono a un periodo che va dal 2012 al 2018. L’anziano, all’epoca residente a Induno Olona, aveva problemi di vista, era affetto da diabete e aveva «una qualità di vita pressoché nulla a livello motorio», ha affermato il pubblico ministero nella sua requisitoria, sottolineando che quell’uomo non avrebbe certo potuto recarsi in tabaccherie e sale slot, dove erano stati registrati alcuni dei pagamenti riconducibili al suo conto, e poi finiti al centro dell’indagine condotta dalla guardia di finanza. Altri pagamenti erano stati effettuati all’interno di negozi, ristoranti, bar e perfino in un salumificio di Reggio Emilia, dove in passato il 76enne aveva gestito una attività.

Sulle conseguenze dei xrtamenti contestati all’uomo si è espresso in udienza l’avvocato di parte civile, Gaia Santamaria, che assiste la figlia dell’anziano: «Ci sono stati pignoramenti, debiti con l’Agenzia delle Entrate, e sono venuti meno i soldi per l’acquisto di beni di prima necessità. Una circostanza che ha costretto le badanti che assistevano l’anziano a pagare con il proprio denaro per rifornirsi di quei beni».

Ricostruzione non condivisa dall’avvocato della difesa, Alberto Caleffi: l’anziano, a causa delle sue condizioni, non era in grado di valutare correttamente la realtà, e se il giudice tutelare avesse avuto dei sospetti sull’amministratore, sarebbe intervenuto; e per quanto concerne le indagini, sulla natura di certe spese attribuite all’imputato sono state fatte soltanto delle supposizioni. Questi i principali punti messi in fila nell’arringa del difensore, che si è chiusa con una richiesta di assoluzione e con il richiamo alle parole già pronunciate dal 76enne per respingere le accuse: «Mi sono preso cura di mio cognato perché non aveva più nessuno». La sentenza arriverà dopo l’estate.

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