Appuntamento in biblioteca, a Rancio Valcuvia, per una serata letteraria.
Alle 21.00 di oggi, venerdì 12 aprile, il giornalista e narratore Riccardo Prando racconterà dei suoi libri “Giuda” e “Il traditore, il soldato e la peccatrice” dialogando con Laura Valera.
Racconti originali, i venticinque raccolti in “Giuda”, per efficacia narrativa e stilistica e per lo sguardo, tra “cuore e ragione”, appunto, come recita il sottotitolo.
Frase d’esergo di Emilio De Marchi: “Chi a libro chiuso si accorge di non aver acquistata nessuna nuova e bella persuasione era meglio per lui che l’autore fosse annegato nell’inchiostro” e, nonostante la nota di ironia e modestia aggiunta dall’autore, “Se non altro spero per me che l’inchiostro sia finito”, quest’ultimo ha centrato lo scopo.
Venticinque racconti di temi vari, in alcuni si respira l’atmosfera dei nostri paesi e i valori di una civiltà contadina oramai perduta, ma sempre con una nota di realismo, grazie alla scelta di uno stile scarno, asciutto, essenziale, ma molto curato e preciso, che sa stupire il lettore con immagini che aprono spiragli di poesia e danno ritmo e leggerezza alla narrazione.
La descrizione di fatti, situazioni ed episodi sa cogliere con poche pennellate essenziali e precise i dettagli che contano, nei gesti, i toni, nelle parole, e definisce così, mostrandola in atto, l’identità dei personaggi, l’anima, i valori, mai banali né stereotipati. Non manca inoltre una verve ironica, sempre sottesa, delicata e precisa nello smascherare con punte di sagacia certe ipocrisie del vivere sociale.
Il “succo”, l’intento comunicativo di ogni quadro si condensa nell’immagine senza chiudersi, lasciando al lettore uno spazio aperto suo, grazie anche ad alcune suggestioni letterarie, musicali e artistiche, quasi un sottotesto che il lettore è libero di esplorare; tali rimandi non appesantiscono però mai il testo, semmai lo completano, danno spessore e profondità ma con leggerezza, in una prosa che resta fluida, leggera, mai piatta, sempre ben calibrata da una penna che sa dosare il ritmo della prosa e preparare con cura la volata finale, spesso sorprendendo il lettore con svolte e capovolgimenti studiati.
I racconti spaziano in una varietà di temi e stili che manifestano una volontà di sperimentarsi dell’autore, e una curiosità mai sazia di osservare le tante sfumature dell’umano, specie laddove si trova a fare i conti con quella soglia, al confine tra vita e morte, laddove le maschere cadono e vengono a galla le questioni di senso, del vivere e del morire; in alcuni racconti si condensano in poche parole vissuti di incomunicabilità e abissi che talora a tratti ci colgono e su cui è più facile glissare e scivolare oltre lo sguardo, mentre invece, se ce lo si posa su, lo sguardo, si può attingere lì quella consapevolezza che fa poi appoggiare saldi a terra i piedi, su quel filo a picco che è il vivere, col corpo verticale, la testa alta, il cielo tutt’intorno.
Tra terra e cielo, appunto, dove si collocano anche i tre monologhi teatrali, “Il traditore, il soldato, la peccatrice”: il lettore/spettatore è chiamato in causa e si sente investito dal desiderio o nostalgia di incontrare lo stesso sguardo, di essere visti e accolti per quel che si è, come successo a Maddalena e al soldato, uno sguardo che interpella e chiede risposta. In nuce si esprime il bisogno di essere riconosciuti, visti, amati incondizionatamente che è al cuore di ogni persona e che solo l’Incontro per eccellenza con il Mistero, il divino, colui che non ha nome può appagare, restituendo al vivere un orizzonte di senso per quanto aperto e mai pienamente compiuto.
In “Giuda” l’autore pone al centro il tema del male, ci si confronta, sembra rivendicare la necessità di riservargli uno spazio di rappresentazione anche nell’arte, (così come nella cappella del S. Monte dove non compare e invece Giuda reclama il posto che gli spetta); un testo che ricorda l’esistenza della possibilità del male, senza eluderlo né rimuoverlo, a volte scelta a volte destino e mistero.
È in sostanza una scrittura in cui l’autore padroneggia molto bene l’arte della narrazione, i suoi strumenti, dosandoli con efficacia in quella cartina di tornasole della sua maestria che è sempre per uno scrittore il genere del racconto breve, forse la prova più difficile, insieme alla poesia, per chi si cimenta con la letteratura.
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