«Era al bar, aveva esagerato con l’alcol. Ha incontrato un uomo che si è offerto di accompagnarla a casa, ma poi sono andati nella sua pizzeria. Lui ha tirato fuori un lettino, l’ha fatta sdraiare e con la forza le ha tolto i pantaloni. Si è fermato solo quando lei gli ha detto che era vergine».
Così una ragazza di 22 anni ha ricordato davanti ai giudici del Tribunale di Varese la confidenza ricevuta dalla migliore amica poche ore dopo una tragica esperienza arrivata alla fine di una serata alcolica nell’estate del 2020. L’amica, all’epoca 19enne, è parte civile in un processo per violenza sessuale a carico di un uomo classe 1981, all’epoca gestore di un locale situato a Lavena Ponte Tresa e chiuso al momento dei fatti.
Tra i due quella sera c’erano stati dei baci durante una festa in un bar della città lacustre. Ma non era previsto un seguito, stando alle parole della vittima della presunta violenza, che dopo essersi allontanata dalla pizzeria, in piena notte, aveva subito scritto all’amica del cuore: «Ho fatto un casino, mi hanno quasi stuprata».
Lo ha raccontato in udienza l’amica stessa, grazie alla quale l’allora 19enne si era recata dai carabinieri: «All’inizio non voleva andarci, aveva paura perché aveva ricevuto delle pressioni da quell’uomo. Ma non poteva finire così, non era giusto. Le ho detto che quello che era successo a lei poteva capitare anche ad altre ragazze».
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