Gemonio | 8 Marzo 2024

“Oltre lo sguardo”, al Museo Bodini di Gemonio la retrospettiva dedicata a Carola Mazot

Domani pomeriggio l‘inaugurazione della mostra dedicata all’artista veneta con l’esposizione delle sue opere degli anni Sessanta dedicate ai volti umani

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Verrà inaugurata domani, sabato 9 marzo, alle 16.30 al Museo Civico “Floriano Bodini” di Gemonio, la retrospettiva dal titolo “Oltre lo sguardo – Gli anni Sessanta”, dedicata a Carola Mazot (Valdagno 1929 – Milano 2016), pittrice nata alla fine degli anni Venti e formatasi all’Accademia di Brera tra gli anni Cinquanta e Sessanta come allieva di Marino Marini e Giacomo Manzù.

In quegli anni Mazot divenne parte del gruppo di artisti e letterati che erano soliti radunarsi al celeberrimo bar Jamaica, il noto locale che metteva in contatto artisti e personaggi della cultura, fautori dei grandi fermenti artistici dell’epoca.

Figura femminile dirompente, sempre fuori da schemi precostituiti, operando in ambienti quasi esclusivamente maschili, ha sempre seguito i suoi impulsi stilistici personali dedicando la sua intera esistenza all’arte con caparbietà e determinazione raggiungendo numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

La mostra “Oltre lo sguardo” ideata specificamente per il Museo Bodini, a cura di Atelier Mazot, nasce dal progetto di dedicare un’esposizione al primo periodo della produzione artistica di Mazot, gli anni Sessanta, i cui soggetti sono l’essere umano e il suo volto: una serie di figure singole o in coppia, che ne rivelano l’anima interiore misteriosa e potente, con una tensione verso la dimensione spirituale. Una riuscita rielaborazione di modelli rinascimentali che arrivano dal classicismo. Alcuni con lo sguardo diretto oltre il campo visivo dell’opera, altri si guardano fra loro o guardano l’osservatore negli occhi. Volti con una dignità ed eredità greca ma venata da una enigmaticità attuale, come moderna classicità novecentista. Tele dai colori scuri o monocromatici, a toni cupi e sfondo indefinito. Tratti essenziali che costruiscono il disegno. Una pittura scultorea che affonda nella materia a colpi di sgorbia per lasciare il segno in chi le guarda.

Il mistero che si cela nell’arte di Carola Mazot viene così indagato dalle opere riunite in questa mostra presso il Museo Bodini a raccontare il percorso dell’artista proprio di quegli anni, suo primo periodo artistico, attraverso le sue tipiche figure e volti d’intensità incantata.

L’artista spesso affermava: «La mia passione è osservare i volti delle persone e indagare sui loro sentimenti ed emozioni». Così faceva nella vita e nel lavoro, con le persone conosciute e con chi non conosceva. Figure imprigionate nel loro sentimento e mistero. Sagome arcaiche di grande suggestione simbolica divengono anche esplicite meditazioni sull’archetipo femminile e maschile e rivelano la classicità insita nel linguaggio dell’artista, sempre in dialogo con l’antico. In questo primo periodo particolarmente evidente. Un universo di volti che indagano chi li osserva ma anche un panorama espressivo e articolato con al centro l’immagine emotiva della donna e dell’uomo con la loro densità emozionale.

«Gli anni centrali del Novecento e la figura umana. Questi due elementi sono da sempre tracce che veicolano le scelte espositive al Museo Civico “Floriano Bodini” – commenta la direttrice del Museo Lara Treppiede – Solchi che lo stesso maestro al quale il Museo è dedicato, ha vissuto, percorso, scavato, affondato, scalato, per tutta la vita. Gli anni che vengono indagati nelle opere della pittrice veneta Carola Mazot, selezionate per la mostra “Oltre lo sguardo” al Museo di Gemonio, sono quelli dei due decenni che vedono a Milano, il dissolversi del Realismo Esistenziale, ma allo stesso tempo non vedono in lei l’allontanamento dallo studio e dall’indagine della figura umana. Volti di donne e uomini, in solitaria o in coppia, che si stagliano su uno sfondo indeciso, impreciso, impalpabile. Una visione cromatica che ben descrive la situazione storica, le dinamiche umane che nell’atmosfera milanese si vivevano in questo periodo. E poi la musica, le note del violino che la stessa pittrice ascoltava alle lezioni della figlia in conservatorio, donano quel tocco di spensieratezza mancante. La figura di Carola Mazot dona un nuovo sguardo, al femminile, sulla pittura milanese degli anni Sessanta, invitando, fin dal titolo della mostra, ad andare oltre a ciò che si vede e scavare negli occhi di figure senza tempo».

La mostra sarà visitabile fino al 7 aprile nei seguenti giorni e orari: sabato e domenica 10.30 – 12.30 / 15.00 – 18,00; da lunedì a venerdì su appuntamento al numero 339 7596939. Ingresso al museo 3/5 euro. Per informazioni: www.museobodini.it.

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