(da www.lavocedigenova.it) Ancora due settimane per sapere se per l’omicidio di Nada Cella, massacrata a Chiavari il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco dove lavorava, ci sarà un processo.
Il giudice Angela Nutini, dopo un’udienza di oltre sette ore, ha rinviato al primo marzo la decisione se mandare a giudizio quella che, per l’accusa, è l’assassina: Annalucia Cecere, ex insegnante di 54 anni trasferita a Boves, in provincia di Cuneo, alcuni mesi dopo il delitto. Insieme alla donna, accusata di omicidio aggravato, rischiano di essere processati anche il professionista e la sua anziana madre, Marisa Bacchioni.
Entrambi sono accusati di favoreggiamento e false dichiarazioni al pubblico ministero. “Oggi è un giorno triste” ha detto Silvana Smaniotto, la mamma di Nada, entrando in tribunale.
In udienza hanno parlato prima la pm Gabriella Dotto poi Sabrina Franzone e Laura Razetto, gli avvocati dei familiari della vittima, e poi Andrea Vernazza, Giovanni Roffo e Gabriella Martini, i difensori degli imputati. “Tutta aria fritta, l’accusa ha scritto un romanzo” ha dichiarato l’avvocato Vernazza dopo l’udienza. “Abbiamo contestato la ricostruzione dell’accusa – ha spiegato Roffo – che per noi non sta in piedi”.
Di tutt’altra opinione l’avvocata Franzone che insieme alla criminologa Antonella Pesce Delfino ha riletto le carte e gli indizi di allora e fatto riaprire il caso. Da ultimo lanciando un appello per individuare la donna rimasta anonima che aveva chiamato la Bacchioni dicendo di avere visto, insieme ad altre quattro donne, quella mattina la Cecere scappare dal palazzo luogo del delitto. “Quella fatta oggi – ha detto la legale – è una indagine con gli strumenti di allora. E quindi sconta il limite ma secondo me è una ipotesi molto solida e forse c’è ancora qualcosa che possiamo scoprire se qualcuno avrà la voglia e il coraggio di parlare”.
Per gli investigatori della squadra mobile, Cecere avrebbe massacrato la giovane per rabbia e gelosia per via della posizione da lei occupata all’interno dello studio di Soracco e la sua vicinanza a costui. Il commercialista e la mamma, invece, avrebbero mentito e coperto la presunta assassina per evitare che si scoprisse un giro sospetto di soldi. Lui, che subito dopo l’omicidio era stato il sospettato numero uno, ha sempre negato di avere coperto la Cecere. Fare il nome della donna, è la tesi accusatoria, e ammettere che lui frequentava quella ragazza-madre che voleva sposarlo, avrebbe potuto avere anche ripercussioni negative sulla reputazione della famiglia. E Nada quel giorno venne colpita perché stava cercando di allontanare la ragazza. Adesso il giudice dovrà decidere se tutti quegli indizi e quelle ipotesi possono reggere “una ragionevole previsione di condanna”.
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