Ragazzi di paese con la sola “colpa” di essere amici da una vita, oppure rapinatori spregiudicati e capaci di agire armi in pugno per mettere le mani su migliaia di euro? Per la procura di Varese la seconda, e infatti il pubblico ministero ha chiesto sei anni di reclusione e duemila euro di multa per ognuno dei tre imputati – un 31enne, un 27enne e un 26enne – in relazione al colpo messo a segno ad inizio giugno 2020 al supermercato DPiù di Cadegliano Viconago.
I malviventi , con il volto coperto, erano arrivati dalla pista ciclabile, a bordo di una moto da cross. Uno di loro aveva puntato la pistola contro tre dipendenti del supermercato, che erano fuori dall’esercizio e si stavano dirigendo in banca per versare l’incasso del giorno, di 5mila euro, sparito in tempo zero insieme ai due rapinatori. Due più un complice, il presunto basista: uno dei tre dipendenti dell’esercizio commerciale, che sfruttando la propria posizione avrebbe consentito agli esecutori materiali della rapina di andare a colpo sicuro.
L’indagine era partita dalle telecamere del paese, e dalle immagini che avevano consentito ai carabinieri di risalire alla fuga in moto dei malviventi. Una moto dello stesso modello di quella immortalata nei fotogrammi della videosorveglianza era stata ritrovata in seguito, a pezzi, a casa di uno dei tre imputati, ha ricordato il pubblico ministero nella sua requisitoria. Poi erano arrivati gli esiti delle analisi effettuate sui cellulari in uso ai tre presunti responsabili delle rapine, ed era emersa la preoccupazione di uno degli imputati, che alla compagna aveva scritto “devo fare una cosa pericolosa, non mi abbandonare”, e quella di uno dei due amici coinvolti nella vicenda: “Se rifacciamo una cosa del genere bisogna pensare a come pararsi il culo”.
Utili, in chiave accusatoria, anche gli abiti sequestrati durante le indagini a casa di uno dei tre giovani finiti a processo: sarebbero gli stessi indossati dai rapinatori, e comparirebbero in alcune foto pubblicate dagli imputati su Facebook.
Indizi gravi, precisi e concordanti per il pm. Suggestioni, invece, per le difese, rappresentate dagli avvocati Alberto Caleffi, Fabio Fiore e Vera Dall’Osto. I legali puntano sull’assenza di prove certe, sul fatto che nessun testimone ha riconosciuto i tre (c’è chi a processo ha detto che i rapinatori non parlavano in italiano), e sul fatto che certi contatti telefonici risulterebbero “interpretabili”, come l’accenno a una “cosa pericolosa” da fare: «L’imputato faceva il muratore, forse si riferiva al suo lavoro». E il presunto basista? «Viene rapinato, gli viene puntata la pistola in faccia», ha sottolineato l’avvocato Dall’Osto.
Per un’altra rapina contestata, e avvenuta sempre al DiPiù di Cadegliano, ma nel mese di febbraio del 2020 (bottino di 8mila euro, soldi portati fuori dal supermercato, sempre armi in pugno), il pm ha chiesto l’assoluzione dei tre imputati per mancanza di elementi. Richiesta di assoluzione anche per le armi trovate a casa di uno dei tre: erano finte. Il verdetto dei giudici arriverà ad aprile.
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