Luino | 10 Dicembre 2023

Lettera alla redazione, «Diritto di proprietà privata e principio di bene comune»

«Le città italiane, compresa anche Luino, continuano a trasformarsi, ma questi processi devono necessariamente essere il motore di ricerca del "Genius Loci" di ogni luogo»

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Luino è ormai al centro di una trasformazione senza precedenti in un’area che va dall’ex Visnova, dove sorgeranno Tigros ed un’altra grande attività commerciale, e l’area tra viale Dante e via Don Folli, in cui nei prossimi mesi sarà costruito il McDonald’s. 

Riflessioni e considerazioni sul tema, opinioni e pareri, arrivano alla nostra redazione da parte di un nostro lettore, l’architetto Diego Intraina, che esprime il suo giudizio sul rapporto tra “diritto di proprietà privata e principio di bene comune”. 

«Solo una seria consapevole interrogazione può condurre ad uno svelamento capace di contribuire ed intrattenere, nell’interpretazione progettuale, una qualificata relazione di senso con la città».

Ecco le lettera firmata dall’architetto Diego Intraina.

Se ormai, il “discriminante diritto pianificatorio” è ritenuto dall’attuale e predominante cultura liberista una verità legittima e doverosa e, come tale, un riconoscimento alla proprietà privata della inderogabile soddisfazione ad esercitare i propri interessi, è pur vero che collettivamente, come razionalità equilibrante, è stato introdotto il principio d’applicazione del Bene Comune.

Il Bene Comune è un concetto complesso che, nelle tante espressioni assegnategli, trova anche quella di essere considerato concretamente un’applicazione valoriale.

La sua applicazione, non solo lo vede coinvolto nella tutela del paesaggio, nella tutela dei contesti territoriali dello sguardo lontano della visione panoramica, ma anche nelle trasformazioni e conservazioni dell’ambiente urbano dove, il vivere quotidiano, interessa e viene interessato dal progetto città.

Vuol dire che questa presenza – principio del Bene Comune – non può essere trascurata, ma deve essere il motore di ricerca del Genius Loci di quel luogo.

Tutte le volte che ci si trova a progettare trasformazioni della città nessun tipo di intervento deve essere pensato senza applicare questo filtro: attenzione sensibile e verifica prioritaria sull’applicazione del principio di bene comune che, sostanzialmente, è lo svelare per iniziare un dialogo con la presenza nascosta del Genius Loci.

Solo una seria consapevole interrogazione può condurre ad uno svelamento capace di contribuire ed intrattenere, nell’interpretazione progettuale, una qualificata relazione di senso con la città.

Imporsi questo principio vuol dire comprendere il perché, il come e con quali qualità si può garantire un giusto e onesto intervento progettuale e fare in modo che questo processo elaborativo, interrogazione/interpretazione del Genius Loci, possa mantenere o addirittura potenziare l’equilibrio e la relazione di quel luogo con l’idea di unità in cui la città e i suoi abitanti si possono riconoscere.

L’interrogarsi e soddisfare questa considerazione pone l’interesse privato in una logica d’obbligo e di responsabilità: quella di un prioritario rispetto verso l’interesse collettivo del Genius Loci e del suo compito di soddisfare il bisogno di appartenenza e di coscienza dei luoghi necessaria per qualificare l’esperienza esistenziale dell’abitare.

Per ottenere questo risultato vuol dire che l’economia del progetto non può e non deve prevaricare e ignorare le interrogazioni sul Bene Comune, ma si deve sempre adeguare a queste, ricercando soluzioni compatibili che non possano causare problemi alla rappresentazione: funzionali e d’immagine evitando di caricare l’ambiente con condizioni costruite di “non luogo” che possano disturbare e alterare l’armonia della città.

Cosa sono i “non luoghi” è di facile comprensione: sono tutti quei siti in cui trovandosi di fronte ci si pone la domanda: non si poteva fare di meglio per evitare questo sguardo assente e disinteressato?

I “non luoghi” sono quei siti dove la funzione e il solo interesse economico, lasciati a sé, non riescono a comunicare e dare forza e senso al resto della città, ma addirittura l’ignorano contraddicendo lo scopo di unità urbanistica e architettonica.

Uno sguardo rialzato su un ridondante posteggio, su un vasto tetto piano pieno di pannelli fotovoltaici e di strutture d’impianti e una sacrificata e banalizzata conservazione (emarginale su tutto il contesto progettato) di un edificio liberty, è difficile pensare che possa definirsi un progetto che riesca a comunicare pensieri di senso e d’unione con la città.

Non si sta discutendo della funzione, che fa parte dei diritti di proprietà, si sta parlando di un non controllato progetto incapace nel soddisfare gli interessi collettivi del Bene Comune: del Genius Loci e dell’immagine della città.

Per favore, cerchiamo di essere seri: evitiamo di pensare e di voler far credere che possa bastare qualche inserimento funzionale di interesse pubblico a cambiare questo annunciato destino di “non luogo”.

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