L’imputato ha chiesto scusa alla persona offesa, che l’ha perdonato. Ma il processo per lesioni aggravate, in corso in tribunale a Varese, non si ferma. Il motivo è tecnico – è stato utilizzato un coltello nel corso di un alterco, e ciò implica la procedibilità d’ufficio da parte dell’autorità giudiziaria – ma dietro il fatto, risalente all’ormai lontano mese di marzo del 2017 e avvenuto in centro a Besozzo, c’è una banale lite tra due persone.
Lite che però avrebbe potuto degenerare in qualcosa di tragico, come si è appreso ieri in tribunale a Varese, dove si sta svolgendo il procedimento penale. L’imputato, 42 anni, (difeso dall’avvocato Francesco Di Blasi, sostituito in aula dalla dottoressa Barbara Pozzi), dopo un acceso scambio verbale con la persona offesa – un 59enne – aveva estratto una lama, e dopo aver preso per il collo la vittima, l’aveva ferita al mento. L’altro aveva reagito con calci e pugni, costringendo l’aggressore alla fuga.
Il tutto perché l’uomo classe 1981, finito a processo, alcuni giorni prima aveva avuto un battibecco con il figlio della persona presa di mira. E ci teneva a far sapere a quest’ultima – stando a quello che è emerso in udienza – che con lui non si scherza.
«L’ho disarmato ed è scappato – ha raccontato in aula il 59enne – poi sono arrivati i soccorritori, mi hanno messo sull’ambulanza e mi hanno portato in ospedale». Il chiarimento tra i due arrivò a distanza di qualche giorno: «Lui è venuto a suonare il campanello di casa mia, voleva chiedermi scusa. Abbiamo parlato, e poi sono andato dai carabinieri per ritirare la querela». Il gesto non è bastato a cancellare l’accaduto. E la prossima estate la vicenda tornerà in tribunale per il verdetto del giudice.
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