“Tutte le guerre si combattono sul corpo delle donne” non so chi l’abbia detto, ma è proprio così. Non solo le guerre guerreggiate, con le armi usuali, perché portano con sé le privazioni, gli stupri, le pulizie etniche, ma anche le ‘’guerre’’ culturali, di costume, di civiltà, tutte in qualche modo coinvolgono le donne, la loro peculiare capacità di empatia, di fragilità fisica, di apertura mentale verso la novità.
Questi sono i temi che verranno affrontati durante la performance con monologo di e con Roberto Gerbolès “Donna è la forza, la bellezza e la sapienza”, domenica 25 novembre, in piazza Don Bosco alle 15.30, a Cadegliano Viconago. Ad organizzare la Commissione Cultura Biblioteca “Virgilio”, l’assessorato alla Cultura e il Comune.
Sul corpo delle donne si legge il cambiamento, l’evoluzione della civiltà. Per questo molti uomini, non tutti, ma sempre in numero maggiore, vedono in questa evoluzione del femminile una minaccia alla loro “superiorità’” sancita e cristallizzata dalla società patriarcale. Quello a cui spesso non si pensa è che ‘’anche’’ questi uomini vengono dalle donne: le loro madri.
Si dice “Fino a prova contraria, le mamme sono ancora le prime e principali educatrici dei figli di tutti i sessi”. Ma ribaltando il punto di osservazione, cosa si scoprirebbe? Che ancora l’approccio educativo è differente per genere? Che si pretende dalle figlie femmine un atteggiamento più “collaborativo”, più docile rispetto ai fratelli maschi? Che si scelgono abiti e giocattoli in funzione del genere (per le bimbe uno stile più domestico, seduttivo, sentimentale; più scientifico, ludico, virilizzante per i maschietti)? Che le mamme dei figli maschi unici (ma anche no) li esentano dalla collaborazione domestica? Che esaltano i loro successi e minimizzano i fallimenti, dandone sempre la colpa a qualcun altro (maestri, professori, datori di lavoro ecc.)?
E in questo panorama i padri, i papà, che ruolo hanno? Che esempi portano nella dinamica famigliare? Se il ruolo del padre-padrone si è affievolito, chi gioca ancora il ruolo del marito-padrone?” Chi si identifica nella parte dell’ex, che rifiuta l’idea di essere abbandonato? Del fidanzato deluso che entra nella mentale aberrazione del o mia o di nessun altro?” Quanti strizzano l’occhio al collega che molesta anche solo verbalmente? Quanti pensano che, alla fine, quelle lì se la sono cercata? E che sarà mai, una palpata e via?
E, di minimizzazione in assoluzione, il perverso meccanismo scatta nel cervello di questi o di altri maschi (non uomini) tale da spingerli all’eliminazione fisica della compagna o dell’ex moglie, con metodi brutali, sempre più cruenti ed efferati fino alla perversione dei più orrorifici scenari di finzione. Le donne si rendono conto della stortura mentale che impone il nome di ‘’amore’’ al senso di possesso del partner, un istinto primordiale che l’emancipazione femminile pensava di essersi messo alle spalle.
Sono 103 le donne uccisa quest’anno, una ogni tre giorni: la manifestazione titola ‘’non una di meno’’ è tempo di affermare ‘’non una di più’’. Si aspetta che questo concetto passi nella mentalità dei maschi, di tutti e non solo di quelli più illuminati.
Rispetto, non protezione.
Uguaglianza, non concessione.
Libertà e non controllo.
Parità. Questi sono gli obiettivi, ai maschi la responsabilità di rendersene conto.
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