(a cura di Gaia Dell’Olio) Giulia Cecchettin, una ragazza di 22 anni, è scomparsa la sera di sabato 11 novembre. L’ultima volta è stata vista con il suo ex fidanzato Filippo Turetta al McDonald’s del centro commerciale a cena. Sette giorni dopo, la triste notizia che già tutti sospettavamo, ma che la nostra testa non voleva accettare: l’ennesimo femminicidio. Giulia è stata trovata morta nella zona del lago di Barcis, in provincia di Pordenone, il suo posto preferito.
Il suo corpo è stato gettato da un dirupo alto cinquanta metri, dopo 27 coltellate alla testa e al collo. Lei ha lottato per 22 minuti, ventidue minuti in cui lei ha lottato con tutte le sue forze per scappare da quelle braccia che prima di allora, erano state un porto sicuro, erano state il suo rifugio già dal 2021, anno in cui la giovane aveva perso la mamma.
Lui è stato arrestato domenica 19 novembre, dopo una fuga di oltre mille chilometri. É terminata su un’autostrada tedesca a poca distanza da Bad Durremberg, cittadina del nord della Germania vicino Lipsia, dove sabato sera la polizia stradale lo ha bloccato. Aveva terminato la benzina e non aveva contanti con lui.
Inutile chiedersi quali “red flag” ci fossero nella loro relazione, inutile chiedersi quante litigate per gelosia siano state fatte o quante volte lui le ha preparato i biscotti. Iniziamo a chiederci quante volte lui l’ha fatta sorridere, quante volte l’ha fatta ridere e quante volte l’ha fatta sentire donna, ma soprattutto quante volte l’ha fatta sentire libera.
Giulia, una vita passata sulle montagne russe, dalla gioia della famiglia, alle uscite con gli amici, alle notti passate a studiare per superare gli esami universitari, gli stessi che lui supplicava di non darli per non essere più avanti e aspettarlo. Filippo, non era accanto a lei, ma su un’altro vagone, parallelo a lei. I due vagoni si sono incontrati tante volte, assieme a quelli degli amici, tra trekking e giornate all’aria aperta. Lei per lui era un’ossessione.
Il sorriso di Giulia ha bucato tutti i nostri schermi ed è entrato dritto nel nostro cuore. Da venerdì è diventata la figlia, la sorella, la nipote e la migliore amica di tutta Europa.
E probabilmente, proprio per questa ragione, stamane è arrivata una lettera alla nostra redazione, una lettera che fa riflettere: parole e riflessioni non sputasentenze, ma che trovano qualcosa di positivo in mezzo a questa tragedia che ha toccato l’anima di tutti noi.
Il padre di Giulia non condanna nessuno, chiede scusa alle telecamere se non è chiacchierone, piange con i suoi due figli, e perdona i genitori dell’assassino. La montagna russa della vita è terminata tragicamente per Giulia, ma non per la famiglia di lei, che sta affrontando un ottovolante imprevisto, una prova che mai nessuno di loro ha mai immaginato.
Ecco la lettera di Paola Parietti.
Ci sono notti in cui è impossibile dormire. Corrono i pensieri e i miei sono tanti in questi giorni di un dolore immane che ci ha toccati nel profondo. Non voglio cadere nella solita retorica e nemmeno in giudizi e pregiudizi. Solo trarre delle considerazioni che mi risulta difficile non esternare.
Ci sono storie che si somigliano: uguali nel loro tragico epilogo ma diverse per il nostro comune sentire. La tua storia cara Giulia è, e rimarrà unica. Il tuo semplice, contagioso sorriso ha bucato lo schermo ed è arrivato fino a noi come un pugno nello stomaco. Nemmeno la morte più crudele è riuscita a spegnerlo, te lo sei portato in volo, presto, troppo presto, perché è questo che stavi per fare: spiccare il volo della tua vita, ma il male ti ha tarpato le ali!
L’istantanea poi in cui abbracci un albero (anch’io lo faccio spesso) la dice lunga sull’amore per la vita stessa…e tu ne avevi tanto da dare e da meritare!
Ora vorrei provare a trarre qualcosa di positivo da tutta questa tragica vicenda, c’è ed è molto. È tanto e ci insegna tanto. È la grande, grande dignità che accumuna i due diversi dolori: quella dignità che hanno intriso i cuori di due padri devastati.
Almeno questa volta non si urla, non si accusa, non si giudica… si contraggono le lacrime in gola perché anche il pianto può essere dignitoso, qui non c’è ostentazione del dolore, qui c’è dolore che si fa accettazione. Qui c’è la speranza per l’umanità, quella che vorremmo ritrovare, rivedere in tutti.
Nei giorni a venire il tuo papà, Giulia, proverà a vivere attraverso il tuo ricordo. L’altro papà e pure la mamma che con pudore, nella consapevolezza del dramma che li ha travolti, si è tenuta più silenziosa, attendono giorni ben più duri e dolorosi da affrontare. A tutti loro va il mio pensiero e la mia preghiera.
Ciao Dottoressa Giulia… vola alto. E grazie per averci regalato la tua voglia di vita e i tuoi splendidi sorrisi.
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