(a cura del professor Carlo Banfi) La ricorrenza del IV Novembre a Brissago Valtravaglia vede ormai per consuetudine la partecipazione dei fedeli della S. Messa domenicale, che si fermano in raccoglimento davanti al monumento dei caduti. Alla posa della corona di alloro, come segno di riconoscimento e imperitura memoria, presenziano autorità e rappresentanze: il sindaco Maurizio Badiali, esponenti dell’amministrazione comunale, il Gruppo alpini, per l’Arma dei Carabinieri il Luogotenente Tindaro Calabrese e, non da ultimo, il parroco don Michele Ravizza per una benedizione.
Al sindaco tocca il discorso commemorativo. Dolore e morte causati dalle guerre non hanno limite e sembrano non abbiano insegnato. Il messaggio integrale è sotto riportato.
Spontanee alcune riflessioni. Quando i “resti” del Milite Ignoto hanno attraversato le contrade del nostro Paese per essere tumulati all’Altare della Patria a Roma, per tutto il percorso una folla silenziosa ha reso omaggio con nel cuore una grande sofferenza perché in tutte le case era penetrato il dolore. Eppure quanto accaduto sui fronti di battaglia si è ripetuto venti anni dopo in un conflitto ancora più immane.
Sulle macerie si è costruita l’Europa. Si è cercato un nuovo ordine mondiale con la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Il male purtroppo alberga nei nostri cuori. Nicolò Machiavelli “politologo” scrive: “Tutti i profeti armati vinsono, e li disarmati ruinorono”. A livello mondiale è nata la teoria del “deterrente nucleare”: costringere l’avversario a desistere dall’attaccare perché la ritorsione sarebbe stata la fine dell’umanità. Vi si è affiancato l’altro principio: “la localizzazione dei conflitti” (la terza guerra mondiale a pezzi, ci dice Papa Francesco), deflagrazioni che dovevano essere circoscritte e non dovevano superare particolari ambiti territoriali. Ben venga “lo scudo” delle alleanze e il limitare scontri più ampi. Ma è la nostra stessa ragione più profonda che ci impedisce di accettare che la convivenza si fondi su rapporti di paura o forza e non su accettazione e condivisione reciproche.
Leopardi chiamava la natura “matrigna“, sia materialmente con l’immagine dello “sterminator Vesevo“, ma anche come condizione dell’uomo, il ‘male di vivere’ montaliano. Ne’ “La ginestra”, un suo testamento, chiama l’uomo all’alleanza per fronteggiare la durezza del vivere a cui siamo destinati.
Parole più che mai “sacre” per fronteggiare la battaglia che ci attende.
Discorso del sindaco
Oggi celebriamo come ogni anno la data del 4 Novembre, giorno dell’unità nazionale e delle Forze Armate. Il 4 novembre 1918 entrò infatti in vigore ‘l’armistizio di Villa Giusti’ che mise fine alla Grande Guerra e consentì agli italiani di portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale. In questo giorno ricordiamo in special modo tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di patria e di attaccamento al dovere, valori immutati nel tempo per i militari di allora e quelli di oggi che sono impegnati per garantire pace e sicurezza in tante aree del mondo.
La celebrazione di oggi rappresenta quindi l’omaggio alla memoria di tutti i caduti italiani di tutte le guerre e missioni nazionali e internazionali postbelliche. E’ nei loro confronti, per ognuno di quei nomi incisi nel marmo, che dobbiamo sentire più che mai la responsabilità di difendere e rafforzare l’urgenza del dialogo tra i popoli, il rispetto dei diritti umani, la libertà e la democrazia come principi universali di civiltà.
L’attualità con cui ci confrontiamo non ci consente di distogliere l’attenzione: la tragedia della guerra è tornata vicino a noi. La brutale aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa ha riportato d’attualità la consapevolezza che la guerra è ancora possibile anche in Europa.
Un’altra tragedia è in atto in Medio Oriente: gli attacchi terroristici di Hamas lo scorso 7 ottobre, contro inermi cittadini israeliani, dai bambini agli anziani, la conseguente risposta militare dello Stato di Israele hanno alimentato drammaticamente l’irrisolto conflitto israelo-palestinese con migliaia di morti da entrambi i fronti – migliaia i bambini – per un contrasto che da oltre 70 anni dilania la regione senza che si sia pervenuti responsabilmente ad una soluzione condivisa, contrasto che sta tra l’altro alimentando pericolosi rigurgiti antisemiti e islamofobici in Europa e nel mondo.
Non c’è tregua in questo dolore, rimane solo la luce di una speranza: non permettiamo che questa luce si spenga, per le vittime di tutti i conflitti, per chi ha combattuto credendo nel domani, per chi con coraggio e generosità estrema ha speso i propri anni più belli servendo la sua patria e ciò che in essa vedeva di prezioso, importante, eterno, come il ricordo che non si affievolisce, nel quale oggi ci riconosciamo e ci sentiamo uniti.
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