«Ma è vero ? Non ci credo, non mi aspettavo di arrivare a questa età!». La signora Albina Piazza commenta così, con incredulità, i suoi 91 anni portati ottimamente. Un avventura iniziata il 22 ottobre del 1932 in via Baroggi a Maccagno. Ecco il suo racconto.
A cosa deve il suo nome?
Era il nome della mia nonna paterna. Abitava a Colmegna, era una bella donna. Io non la ricordo bene, ma avevo un suo ritratto in casa. Mi dispiace perché è andato perduto.
Lei ha vissuto in tempi di guerra, cosa ricorda?
Io e i miei genitori abbiamo visto la morte. Un giorno si presentarono a casa tre soldati delle S.S. con i cani lupo, ricordo ancora le loro uniformi grigie. Si appoggiarono all’armadio, cercavano mio fratello Onorio che era sotto le armi. In casa c’eravamo solo io e mia mamma Emma, rovistarono tutto fino in solaio. Gli anelli ed altri oggetti preziosi non li avevamo più perché consegnati al regime. Per fortuna non trovarono il fucile da caccia di mio padre, nascosto molto bene nella rete del letto. Altrimenti per noi sarebbero stati guai seri. Rabbrividisco ancora quando ci penso. Nel frattempo io salii di corsa fino a Caviggia, per avvisare mio padre Francesco che stava lavorando in campagna. Comunque mio fratello si salvò nonostante le sofferenze e le mille difficoltà di quei tempi difficili.
I suoi anni migliori e i peggiori?
Gli anni più belli sono stati quelli prima di sposarmi. Ero spensierata, lavoravo come donna delle pulizie all’albergo Italia, avevo imparato anche a cucire, bei tempi. Gli anni peggiori li ho vissuti da sposata. Mio marito era carabiniere, ma su di lui non dico nient’altro. Sono contenta per i miei quattro figli che ho mantenuto con molti sacrifici.
Cosa ha imparato durante la sua lunga vita?
Mio padre mi ha insegnato a fare del bene. Do consigli a tutti e quando posso faccio il possibile per aiutare chi ha bisogno.
Cosa rappresenta per lei Dumenza?
Ormai è la seconda casa, sono benvoluta. Tutto iniziò quando le mie cugine mi invitarono a festeggiare il capodanno a Dumenza. . Durante quelle ore conobbi Angelo, erano giorni complicati della mia vita. Con quattro figli da crescere, avevo appena lasciato mio marito. Da Maccagno ci eravamo trasferiti a Colmegna, nella casa di mia nonna Albina. Un giorno, sapendo che avevo preparato gli gnocchi, mio figlio Duilio invitò a pranzo un collega, proprio quell’Angelo che avevo conosciuto a Dumenza. Era il periodo del rapimento di Aldo Moro, il 1978. Mesi più tardi, fuori dall’Hotel Ancora di Luino dove lavoravo, incontrai di nuovo Angelo. Ero stanca e demoralizzata, decisa a mollare tutto e trasferirmi in Liguria da mia figlia Paola. Lui mi invitò a prendere una pizza e riuscì a farmi ragionare, a farmi cambiare idea. Non tutto era perduto, per me c’era posto. Esiste sempre un rimedio ed io avevo ancora molto da fare da queste parti senza andare sulla riviera ligure. Grazie ad Angelo avevo iniziato a frequentare Dumenza, poi mi sono trasferita e dopo 45 anni eccoci ancora qua”.
Il segreto della sua longevità?
Non posso rivelarlo, ma è un oggetto prezioso, un porta fortuna che mi è stato regalato tanti anni fa.
Cosa consiglia ai giovani?
Innanzitutto il rispetto.
Albert Einstein sosteneva che il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere. Lei cara Albina sarebbe stata il suo modello ideale. Buon compleanno.
(Nella foto di copertina: la signora Albina in compagnia di Angelo)
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