Gli Stati Uniti hanno sempre rappresentato per gli italiani un riferimento importante per quanto riguarda le mode e i trend più attuali. Per scoprire queste tendenze una possibilità è anche quella di raggiungere gli Stati Uniti, organizzando un viaggio e tenendo presente che per l’ingresso occorre il visto. Vediamo qui quali trend attirano l’attenzione e cosa occorre fare recarsi negli USA.
Visto ESTA di ingresso per gli USA
Chi desidera entrare negli Stati Uniti, sia che si tratti di un viaggio per turismo oppure per business deve avere un Visto USA. Per i nostri connazionali la procedura è semplice e prevede che sia richiesta una autorizzazione “ESTA”, prima della partenza. Questo visto ESTA permette a chi entra negli Stati Uniti di restarvi fino ad un massimo di 90 giorni dall’arrivo, in quanto è direttamente collegato al proprio passaporto.
Il visto USA consente anche di entrare negli Stati Uniti per cure mediche, per visita a familiari e amici e per partecipare a eventi. Il visto è valido anche per partecipare a manifestazioni sportive non remunerate o per corsi di studio di breve durata.
Il visto si ottiene in 3 passaggi, la richiesta, il pagamento e l’approvazione e si consiglia di effettuare la richiesta almeno 72 ore prima di partire, per evitare ritardi. Normalmente l’autorizzazione arriva in tempi brevi, ma può succedere che in alcuni casi “eccezionali” possa tardare qualche ora in più.
Domanda e offerta di tecnologia
Negli Stati Uniti resta forte, soprattutto da parte della generazione Z, la richiesta di tecnologia. Una richiesta che fa il paio con quella che avviene anche nel resto del mondo e specialmente in Cina. I dati conosciuti relativi alla tecnologia di consumo stimano in circa 505 miliardi di dollari, cifra record, l’importo garantito dalle vendite al dettaglio.
Una proiezione che è stata illustrata a Las Vegas dalla Consumer Technology Association e che conferma come questo trend sia da tenere d’occhio. Nel corso dell’illustrazione, il vice presidente della sezione ricerche, Steve Koenig, ha anche sottolineato la crescita dell’esperienza “premium” e che il livello di tecnologia che viene quotidianamente richiesto dagli acquirenti, è aumentato dopo l’avvento della pandemia da Covid 19 con la richiesta di maggiore semplicità e nello stesso tempo una tecnologia più “smart”.
Sempre relativamente alle tecnologie si deve tenere ben evidente il tema dei servizi con in primo piano quelli di streaming. Uno degli esempi di questo settore riguarda Disney Plus che in soli 2 anni ha messo insieme un grande numero di abbonati, 118 milioni, ponendosi subito dopo i più famosi Netflix e Prime Video, che ne contano rispettivamente 215 e 175. Altri servizi in aumento come numeri, sono quelli relativi al gaming, al fitness e al food delivery, che sono riusciti ad attirare, sempre nel periodo della pandemia, nuovi consumatori.
ll settore beauty
Nel settore “beauty” adesso sia i consumatori dei prodotti di bellezza che quelli di make-up si stanno rivolgendo sempre di più a prodotti di nicchia e nel mercato degli Stati Uniti le nuove campagne si basano sui contenuti di storytelling personalizzate dagli influencer, che si rivolgono anche ai gruppi whatsapp.
Secondo Launchmetrics, l’algoritmo MIV, “Media Impact Value” maggiore nel settore è quello dei micro e dei nano influencer. Questo algoritmo compara e misura l’impatto che arriva ai media da menzioni sulle piattaforme multimediali e oltre al settore del beauty, opera anche in quello della moda e del lusso.
Launchmetrics ha divulgato anche l’elenco dei correttori cosmetici più venduti al mondo nel mese di giugno scorso, che sono risultati quelli di brand come Nars, Tatte e Too Faced. Una classifica elaborata proprio attraverso il MIV che ha “misurato” l’impatto degli influencer. Dopo questi brand la classifica vede il posizionamento di Dior e Fenty Beauty.
Le tendenze sul mercato alimentare
I trend statunitensi del mercato del “food” vedono la Generazione Z impegnata nella riscrittura delle regole della cucina, mettendo in primo piano abitudini alimentari molto diverse da quelle delle precedenti generazioni. Quando si parla di “Generazione Z” sappiamo che è per antonomasia quella dei “foodie”, in quanto i giovani americani hanno un sempre maggior desiderio di scoprire sia nuovi consumi che nuovi sapori e quindi il loro approccio nei confronti del cibo è cambiato, divenendo “olistico”.
I giovani statunitensi però non si limitano a fare attenzione al numero delle calorie che sono contenute nel cibo ma mettono in primo piano altri fattori come ad esempio la possibilità di sperimentare, l’innovazione ed il benessere generale. La trasformazione del mercato americano del food sta avvenendo anche per l’interesse sempre maggiore per i pasti preparati in casa, sulla scia di quanto avvenuto negli anni della pandemia da Covid ed il conseguente lockdown.
La sperimentazione nata in quel periodo continua e si preparano pasti partendo da zero oppure immettendo nelle varie preparazioni degli ingredienti “preconfezionati”. Una pratica che è utilizzata dal 35% dei giovani statunitensi e che si è sviluppata anche grazie ai video di TikTok che mostrano in maniera molto semplice l’intero procedimento. Un altro dato interessante è quello che riguarda la predominanza degli snack: i giovani americani stanno abbandonando l’idea dei tre tradizionali pasti nell’arco del giorno, utilizzando vari tipi di snack, che seguono le voglie del momento.
Per conoscere lo stile, le abitudini e le tendenze in arrivo dagli USA si può pensare di organizzare un viaggio, il sogno di molti. Oggi questo progetto può essere realizzato senza difficoltà, preparando in tempo tutto quanto occorre per entrare in territorio americano.
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