Lago Maggiore | 24 Settembre 2023

La strage di ebrei sul lago Maggiore: «Alzare la voce e ricordare»

Dalle parole della nipote di un ufficiale nazista, riemerge la cronaca del massacro del 1943, in cui morirono 57 persone. La storia della famiglia Jarach: scampò all'esecuzione rifugiandosi a Dumenza

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(A cura di Giovanni Petrotta, Anpi Luino) “Non posso cambiare le cose, ma posso alzare la voce e ricordare” è quanto afferma la tedesca Maite Billerbeck, nipote dell’ufficiale nazista Hans Roehwer, uno dei responsabili, nel settembre 1943, della strage di Ebrei del Lago Maggiore, in un’intervista data lo scorso venerdì 22 settembre al Corriere della Sera. Per testimoniare, per assumersi le responsabilità storiche del nazismo e per condannarlo. Per non essere indifferenti.

Come è storicamente noto, poco dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, le forze tedesche occuparono velocemente l’Italia non ancora liberata ed imposero la Repubblica Sociale fantoccia di Mussolini. Nel territorio del Lago Maggiore, la notte dell’11 settembre, si stanziò il Primo battaglione della Panzer-Division Waffen SS denominata “Guardia del corpo di Adolf Hitler”, che precedentemente operava sul fronte dell’Europa orientale.

Questi militari tedeschi, saputo la presenza di facoltosi Ebrei sfollati in alberghi e in ville di proprietà, chiesero agli alleati fascisti i nominativi. Ricevuti gli elenchi iniziarono la caccia uccidendo in pochi giorni 57 Ebrei fra cui donne, vecchi e bambini, gettando i loro corpi legati nel lago e razziando i loro beni. La strage di Ebrei del Lago Maggiore è stata la prima strage di Ebrei avvenuta in Italia, la seconda per vittime dopo quella delle Fosse Ardeatine di Roma.

Per non dimenticare questa strage, l’Anpi di Novara, insieme ad altre associazioni, ha organizzato dal 14 settembre di quest’anno, diverse iniziative ad Intra, Arona, Stresa, Baveno e persino ad Ascona in Svizzera che si concluderanno il 13 ottobre con una commemorazione finale a Fondotoce.

Una di queste commemorazioni si svolgerà domenica 24 settembre, a Meina, al Parco della Memoria e del Ricordo, creato nello spazio un tempo occupato dall’Hotel Meina, luogo in cui vennero richiusi diversi Ebrei prima di essere assassinati. Protagoniste della manifestazione saranno la tedesca Maite Billerbeck, nipote di un responsabile della strage e Rossana Ottolenghi, figlia dell’ebrea Becky Behar che riuscì con la sua famiglia a salvarsi e divenne poi un’importante testimone della strage. Le due testimoni saranno intervistate da Mario Calabresi, giornalista del Corriere della Sera e scrittore, già direttore de “La Stampa” di Torino, autore del bell’articolo già menzionato.

Come Anpi di Luino vogliamo ricordare che l’ebrea Becky Behar Ottolenghi, madre di Rossana Ottoleghi, nel marzo 2006, al Liceo Scientifico Statale “Vittorio Sereni”, su invito dell’allora preside prof. Emilio Rossi, oggi Presidente Anpi Luino, ha testimoniato agli studenti luinesi la strage del Lago Maggiore e la sua personale drammatica esperienza.

Ricordiamo che la famiglia ebrea Behar, proprietaria dell’Albergo Meina, si salvò dalla strage perché in possesso di doppio passaporto: italiano e turco. E per evitare questioni diplomatiche, i tedeschi li lasciarono liberi, perché la Turchia, come la Svizzera, era un paese neutrale. In seguito la famiglia si rifugiò in Svizzera e nel dopoguerra fu testimone della strage a Meina. In particolare Becky Behar, nel 1968, al processo contro i criminali nazisti in Germania, fu decisiva per condannare alcuni imputati.

Nel rammentare la stage avvenuta, è obbligo però non dimenticare quei cittadini italiani che aiutarono gli ebrei a nascondersi o a scappare. Ed è il caso di Luciano Visconti di Dumenza, protagonista positivo di questa terribile strage, in quanto contribuisce alla salvezza dell’ebreo Federico Jarach (nella foto di copertina) e della sua numerosa famiglia.

Luciano Visconti era, ad Arona, in quel periodo, custode con la moglie della grande e lussuosa villa appartenente all’ebreo Federico Jarach, imprenditore di successo milanese, fra i fondatori della Confindustria, già politico fascista ed assessore alle finanze del Comune di Milano.

Il 15 settembre del ’43, l’industriale milanese ricevette una telefonata dal medico aronese Luca Canelli che lo avvisava che le SS tedesche stavano venendo ad arrestarli. Federico Jarach e tutta la sua numerosa famiglia, composta da 10 elementi, in tutta fretta e con l’aiuto del custode Luciano Visconti e di sua moglie riuscirono a lasciare la villa su una barca a remi, appena qualche minuto prima dell’arrivo dei tedeschi.

Raggiunta la sponda lombarda a Ranco, la famiglia Jarach, accettò la proposta del Visconti di trasferirsi a Dumenza ove vennero ospitati per un certo periodo presso i parenti. In seguito gli Jarach decisero di raggiungere Roma dove vissero con falsa identità sotto l’occupazione tedesca fino alla Liberazione

Federico Jarach, a differenza di quanto faranno migliaia di Ebrei dall’autunno del 1943 nel nostro territorio di confine, non cercò di espatriare nella vicina Svizzera, cosa allora facile da fare. Sicuramente egli pensò di trasferirsi a Roma perché gli Ebrei, pur essendo senza diritti, potevano liberamente circolare nel Paese. Solo con la nascita della fascista Repubblica di Salò e con la promulgazione delle leggi del novembre 1943, gli Ebrei diventarono dei “nemici” da arrestare e da deportare nei campi di concentramento.

L’Anpi di Luino nel portare avanti la memoria storica della Lotta di Liberazione dal nazifascismo nel nostro territorio, concorda pienamente con l’iniziativa di Meina in cui la nipote di un criminale nazista e una discendente ebrea salvata si incontrano per non dimenticare, per chiarire le responsabilità storiche al fine di avere una vera e definitiva pacificazione.

L’Anpi Luino comunica che dispone della interessantissima testimonianza scritta di quanto disse nel 2006 agli studenti luinesi e fa un appello ai lettori, ai cittadini di Dumenza, ai discendenti di Luciano Visconti per recuperare altre notizie dell’ospitalità data alla famiglia Jarach, ed ad altri Ebrei in fuga verso la Svizzera. Lo scopo è quello di raccogliere testimonianze ed in particolare sapere se Luciano Visconti sia diventato, come richiesto, un “Giusto dello Yad Vashem” di Gerusalemme.

Fonti essenziali sull’argomento:

Nozza, Hotel Meina. La prima strage di ebrei in Italia, Mondadori, Milano 1993
Begozzi, L’Eccidio degli ebrei sul Lago Maggiore, su web.
Ilaria Pavan, Il comandante. La vita di Federico Jarach e la memoria di un’epoca 1874-1951, Proedi, Milano 2001
Becky Behar Ottolenghi, testimoni del tempo, Liceo Scientifico Statale “Vittorio Sereni” Luino, marzo 2006

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