Luino | 7 Agosto 2023

Dall’Archivio comunale di Luino due lettere del 1946 sulla ricerca di una bambina ebrea

A ricevere i documenti è stata l'ANPI Luino, che ha reso noto le lettere ricostruendo la storia di quei terribili momenti. La ricostruzione del professor Giovanni Petrotta

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Giorni fa la dottoressa Anna Sassella ed il dottor Luca Dilda, dell’Archivio comunale di Luino, hanno comunicato all’Anpi Luino il ritrovamento di due interessanti lettere, datate marzo 1946, riguardanti la ricerca di una bambina ebrea, Cilli Rosenbaum, forse arrestata a Voldomino con don Piero Folli nel dicembre 1943.

La segnalazione è pervenuta perché, come altre volte comunicato, l’ANPI Luino da tempo sta svolgendo ricerche sulle persone di religione ebraica arrestate dai nazi-fascisti alla nostra frontiera con la Svizzera, durante la 2° guerra mondiale.

«Cogliamo l’occasione di invitare nuovamente i lettori, che sono a conoscenza di persone che hanno aiutato, in quel triste periodo, gli ebrei, i prigionieri alleati, gli antifascisti passare di nascosto la frontiera italo-svizzera – e sappiamo sono state diverse – di contattare ANPI Luino», commentano dall’associazione.

Ecco il testo della prima lettera, protocollata dal comune di Luino il 18 marzo 1946:

Comunità israelita di Milano
Ufficio ricerche Milano
via Guastalla, 19;  tel. 576-269

Milano, 10 marzo 1946

Spett.
Municipio di Voldomino (Luino)

Con la presente Vi preghiamo cortesemente di volerci dare qualche notizia circa Cilli ROSENBAUM, nata a Koln (Colonia) il 3.12.1936. Detta bimba lasciò dopo l’armistizio insieme ai genitori S. Martin Vésubie (Alpi Marittime Francesi), per recarsi in Italia. I genitori furono però presi al confine italo-francese e deportati. Sembra però che la bimba sia rimasta a Valdomino ove appunto i genitori furono scoperti.

Ringraziando vi anticipatamente e in attesa di leggervi, Vi porgiamo distinti saluti

IL SEGRETARIO
(Dr. Alfredo Sarano)

Alleg: 1 francobollo

 Ecco la pronta risposta dall’allora sindaco di Luino, il liberale Giuseppe Cerutti.

Comune di Luino
Ufficio Stato Civile
Risposta a nota E.S./Eh del 10.3.1946

Luino, 20 marzo 1946

Alla Comunità Israelitica
Via Guastalla,19
Milano

Oggetto: richiesta notizie

Ho preso a cuore quanto mi è stato chiesto con la nota emarginata, ed ho subito iniziato ad assumere le informazioni del caso. La bambina CILLI ROSENBAUM di circa 7 anni, il giorno 3 dicembre 1943 si trovava con altre 11 persone di razza ebraica in casa del Parroco di Voldomino – Sac., don Piero FOLLI – in attesa del momento propizio per l’espatrio nella vicina Svizzera.

Il caso volle che, quello stesso giorno verso le ore 11 del mattino, una masnada di nazi-fascisti irrompeva nell’abitazione del suddetto Parroco ed arrestava tutti i presenti, compreso la bambina Cilli. Dal rione di Voldomino sono stati portati tutti in camion a Luino presso l’allora caserma tedesca in via Corso Umberto. Il parroco è stato trattenuto durante la notte, e il giorno seguente è stato tradotto nelle carceri di San Vittore, le dodici persone ebree, sempre sullo stesso camion sono partiti da Luino, e qui purtroppo devo cessare di darle informazioni perché non mi è stato possibile conoscerne di preciso. A Luino e Rioni è rimasta all’oscuro della sorte dei poveretti.

Personalmente auguro a codesta Comunità che, continuando le informazioni abbia ad essere meglio esaudita. Resto sempre a disposizione di codesto Ente, e volentieri darò il mio appoggio per quanto sarà di mia competenza.

Con l’occasione distintamente saluto.

Il sindaco
Cerutti Giuseppe

«Riteniamo utile fornire ai lettori alcune informazioni che chiariscono il contesto storico, i fatti e le persone citate nelle due lettere – commenta dall’ANPI Luino il professor Giovanni Petrotta -. Sulla prima lettera della Comunità Israelitica di Milano ricordiamo che colui che firma la lettera è l’avvocato Alfredo Sarano, ebreo di origine turca, che svolgeva il ruolo di Segretario Generale della Comunità israelitica di Milano negli anni della dittatura fascista. Nel settembre 1943, all’arrivo degli occupanti tedeschi a Milano, intuendo i rischi, nascose i documenti degli Archivi della Comunità Ebraica in diversi luoghi (non c’era il tempo di bruciarli) contenenti i dati, nomi e luogo di residenza dei 14.000 ebrei residenti a Milano, salvando in questo modo molte delle loro vite. Alfredo Sarano con la sua famiglia riuscirà a salvarsi trovando rifugio nelle Marche. Su di lui Roberto Mazzoli, nel 2017, ha pubblicato un libro presso la casa editrice San Paolo dal titolo “Siamo qui siamo vivi. Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia, scampati alla Shoah, con prefazione di Liliana Segre. La storia di Alfredo Sarano è diventata un film-documentario, che conserva il titolo del libro, Siamo qui, siamo vivi, per la regia di Daniele Ceccarini».

«Nella lettera l’avvocato Sarano menziona S. Martin Vésubie, cittadina a sud della Francia, ai confini con l’Italia. E’ storicamente noto che in quella cittadina, durante l’occupazione italo-tedesca della Francia avevano trovato rifugio migliaia di ebrei e che, nel 1942, furono salvati dai nostri militari italiani presenti nella cittadina. Militari italiani che per dignità e per umanità, rifiutarono di ubbidire agli ordini dei nazisti di consegnare gli ebrei presenti», va avanti ancora Petrotta.

«Dopo il caos seguito dall’8 settembre 1943, i soldati italiani presenti in Francia, anche quelli di S. Martin Vésubie, senza ordini tornarono in Italia e le famiglie ebraiche seguirono gli italiani. Raggiunsero a piedi il Piemonte ove, però molte di esse furono arrestate dai nazisti e rinchiuse a Borgo San Dalmazzo e poi inviate ad Auschwitz. Alcune famiglie ebree furono nascoste e salvate dall’umanità della gente del posto e in particolare dai sacerdoti locali. In seguito queste famiglie, accompagnate, raggiunsero Genova – prosegue ancora Petrotta -. Da Genova, grazie all’organizzazione umanitaria creata dal Cardinale Pietro Boetto e dalla clandestina organizzazione Ebraica guidata dall’avv, Vittorio Valorba, molti ebrei venivano nascosti e, con documenti falsi inviati a Sud verso l’Italia liberata o a Nord verso la neutrale Svizzera, attraverso Luino-Voldomino».

«Sono state tre le spedizioni svolte nell’autunno del 1943 verso Voldomino, l’ultima ai primi di dicembre, guidata dal prete genovese Gian Maria Rotondi e da Harry Klein e Myriam Pirani della Desalem – afferma ancora il professor Petrotta -. Il gruppo composto da 14 persone venne respinto alla frontiera di Cremenaga o Fornasette dalle guardie svizzere. Il giorno dopo, 3 dicembre 1943, il gruppo venne arrestato dai nazi-fascisti nella chiesa di Voldomino insieme a Don Piero Folli. Unica ad salvarsi fu la Pirani, accolta e nascosta dalla proprietaria della trattoria Franzoni in piazza Piave di Voldomino».

«Da nostre iniziali ricerche sul web e sul CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano abbiamo scoperto che a Colonia in Germania, in via Heisterbachstrasse 2/4, esistono cinque Pietre d’Inciampo nel luogo in cui viveva la famiglia Rosenbaum sterminata nei campi di concentramento. Una delle Pietre riporta il nome di Zilla Rosenbaum, nata nel 1936. Un’altra di Josef Rosenbaum, forse fratello, nato nel 1927, arrestato in Francia nel 1942 e ucciso ad Auschwitz. Un’altra è dedicata a Margot Wolf, 1908, le ultime due riportano i nomi di Moses Rosenbaum, nato 1897 e di Rachel Flank Rosenbaum, nata nel 1899. Di questi ultimi due nominativi il CDEC di Milano riporta le loro schede nella sezione: “Gli ebrei vittime della persecuzione e deportazione dall’Italia fra il 1943 e il 1945”, ma in esse non vi è segnato la data ed il luogo del loro arresto».

«Non abbiamo ancora trovato documentazione certa, ma da quanto scrive il sindaco di Luino Cerutti e da quanto noi trovato, possiamo dedurre che la bambina arrestata a Voldomino sia Zilla Rosenbaum e probabilmente era accompagnata dai nonni Rachel Flank e Moses Rosenbaum. Sulla lettera del sindaco Giuseppe Cerutti, in cui emerge tutta la sua umanità, partecipazione e collaborazione, segnaliamo soltanto che la caserma tedesca in via Corso Umberto si tratta dell’attuale Hotel Elvezia in via 25 Aprile 107», afferma ancora.

«I lettori possono trovare altre informazioni sull’arresto di don Folli e degli ebrei consultando il sito ANPI Luino o leggendo ciò che ha ben scritto Pierangelo Frigerio sul libro su Voldomino e sulla sua storia di Luino, sul libro di Mario E. Macciò “Genova e ‘ha Shoah’. Salvati dalla Chiesa”, oppure sul recente libro di Carlo Banfi e Bernardo Pastori “Lettere di un alpino della Monterosa”. Tutti libri disponibili nella sede Anpi Luino», conclude il professor Petrotta.

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