Sono stati raccolti nella mattinata di oggi, martedì 1 agosto, i primi dati relativi al crollo del grosso ramo di ippocastano fuori dalla chiesa di San Pietro a Luino, fatto che lo scorso 26 giugno aveva provocato il ferimento di diverse persone, e per il quale sono ora indagati per lesioni colpose due dipendenti comunali.
I team di lavoro delle parti coinvolte negli accertamenti irripetibili disposti dalla Procura di Varese hanno preso visione dello stato dei luoghi. Sul posto anche gli avvocati nominati dalle quattro persone che hanno subito danni a causa del crollo del ramo – i legali Sabina Mantovani, Anna Sanfilippo e Tiziana Sartorio – e gli avvocati Paolo Bossi e Daniele Pizzi, difensori dei due indagati, insieme al capitano dei carabinieri di Luino, Vincenzo Piazza, al comandante di stazione, Roberto Notturno e ad altri militari dell’Arma.
È proprio l’avvocato Pizzi a commentare i primi rilievi, su cui i tecnici per il momento non entrano nello specifico, avendo constatato soltanto a livello visivo e con alcune misurazioni lo stato della pianta: «La questione è complessa, si tratta di eseguire analisi scientifiche estremamente mirate. Le verifiche sono doverose, anche per dare delle risposte alle persone ferite nell’incidente, alle quali va il nostro pensiero. In questa fase bisogna stabilire perché la pianta è crollata, poi si cercherà di capire se il crollo poteva essere evitato, e infine arriveranno le risposte riguardanti le modalità di manutenzione della pianta, una delle tremila che costituiscono il patrimonio arboreo del Comune».
In merito agli aspetti manutentivi è stata evidenziata la presenza sui resti dell’ippocastano di segni di potatura che risalgono in buona parte ai decenni scorsi: «Ora è necessario raccogliere materiale sulle procedure di manutenzione stabilite dal Comune», ha affermato dopo il sopralluogo l’agronomo Daniele Zanzi. Tra questi documenti si cercheranno inoltre tracce recenti di endoterapia sulla pianta, cioè trattamenti con iniezioni di sostanze a scopo di protezione contro le malattie.
Gli esperti, circa una decina i presenti, divisi tra i vari gruppi di lavoro, hanno infine stabilito che l’alterazione dello stato dei luoghi, poco dopo il crollo del ramo, incide ora sulla loro capacità di giudizio. L’intervento era stato eseguito per ragioni di sicurezza, e in accordo con la Procura, dai vigili del fuoco, che poi avevano relazionato sull’operazione di sgombero.
Archiviata questa prima fase, i periti torneranno davanti alla chiesa di San Pietro – la cui facciata porta ancora i segni del crollo del ramo – probabilmente tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. La data esatta andrà concordata con la Procura. A quel punto si procederà con una sorta di “autopsia” sui resti dell’ippocastano, che verrà tagliato a pezzi per poterne esplorare la cavità.
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