L’ipotesi di introdurre un pedaggio per la percorrenza del tunnel del San Gottardo ha messo in agitazione la politica ticinese, tanto che il Consiglio di Stato del Cantone ha scritto al Consiglio federale per respingere l’idea partita dal Canton Uri, che si trova in Svizzera tedesca.
Alla base dello scenario c’è la speranza, nutrita dai rappresentanti di chi vive nel Canton Uri, che con il tunnel a pagamento possano diminuire traffico e ingorghi, specialmente nei periodi delle vacanze.
Lato Ticino, regione collegata alla Svizzera tedesca proprio attraverso la galleria lunga circa 17 chilometri – che è inoltre un punto strategico per gli spostamenti tra nord e sud dell’Europa – il pedaggio sarebbe un fallimento totale: inutile per la riduzione del traffico, è la tesi del Consiglio di Stato, che cita alcuni modelli internazionali, tra cui il sistema dell’autostrada italiana, che già testimoniano gli effetti controproducenti di una simile misura, a cominciare dallo spostamento del traffico con tanto di disagi sulle vie di transito alternative.
Il Consiglio di Stato sottolinea anche che “la creazione di una barriera interna alla Svizzera sarebbe lesiva del principio costituzionale di uguaglianza tra i Cantoni e la popolazione svizzera”, e che la misura “andrebbe ad aggravare quella cesura che il massiccio del San Gottardo ha storicamente rappresentato tra il nord e il sud del nostro Paese”. In altre parole i ticinesi dovrebbero accettare l’idea di una tassa per entrare e uscire dal territorio, in aggiunta a quella che già viene pagata tramite la “vignetta”, che è annuale e serve per spostarsi lungo tutta la rete autostradale della Confederazione.
Il dibattito ha infine scatenato la mobilitazione delle piccole e medie imprese del Canton Ticino. E dire che al momento si tratta solamente di una ipotesi.
(Foto di copertina: Ricardo Gomez Angel, dal sito www.unsplash.com)
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