Varese | 4 Luglio 2023

Valceresio, immigrazione clandestina: 4 anni di carcere e 240mila euro di multa

A processo un 42enne algerino, accusato di aver aiutato 38 siriani irregolari ad attraversare il confine svizzero, per sparire in Germania. La ricostruzione delle complesse indagini

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Avrebbe favorito la permanenza illecita in Italia di 38 siriani, tra il 2021 e il 2022, aiutandoli poi, dietro compenso, a superare il confine svizzero dalla Valceresio, per sparire in Germania.

L’uomo, un 42enne di origini algerine, davanti ai giudici del tribunale di Varese ha ammesso i propri errori, dicendo di aver agito nella convinzione di aiutare persone in fuga dalla guerra. Ma questo non gli è bastato ad evitare una pesante condanna, arrivata nel tardo pomeriggio di oggi, martedì 4 luglio: 4 anni di reclusione e 240mila euro di multa.

Il pubblico ministero era stato ancora più severo, con una richiesta di 6 anni e 380mila euro di multa: 10mila euro per ogni clandestino portato oltre il confine. Richiesta arrivata al termine di una requisitoria incentrata sui punti più rilevanti dell’indagine, coordinata dalla Procura di Varese con il coinvolgimento della polizia di frontiera di Luino e della polizia elvetica.

Complessa l’attività svolta dagli inquirenti, seguendo i movimenti di veicoli sospetti, con targhe svedesi, olandesi e tedesche, fino ad arrivare all’arresto in flagranza degli autisti, che avevano i siriani a bordo. Altre attività di osservazione, controllo e pedinamento hanno riguardato la casa dell’imputato, i suoi spostamenti con i soggetti irregolari verso la stazione ferroviaria di Porto Ceresio. L’uomo, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva una posizione di vertice all’interno di una organizzazione (diversi gli arresti effettuati nell’ambito di più operazioni di polizia), e si occupava di fornire ai siriani un alloggio in attesa del momento buono per passare in Svizzera.

«Era consapevole della situazione – ha aggiunto il pm – e nei due interrogatori di garanzia a cui è stato sottoposto, ha fornito una ricostruzione dei fatti non credibile, dicendo che i siriani erano suoi parenti alla lontana, e in seguito negando la conoscenza dei soggetti visti transitare sotto casa sua». Ultimo punto della requisitoria, i conti correnti del 42enne, interessati da movimenti non compatibili con la sua attività lavorativa.

Proprio sul lavoro, ma anche sul futuro dell’uomo, tuttora in carcere, si è concentrata la tesi della difesa: l’imputato sta impiegando il suo periodo di detenzione svolgendo delle mansioni e frequentando corsi: «Ha avuto un ritorno economico dall’attività illecita, ma non si può dire che quei proventi siano stati la sua principale fonte di sostentamento. Ha ancora oggi una ditta a lui intestata, che fino all’arresto gli ha consentito di mantenersi». Il difensore ha inoltre chiesto i domiciliari per l’algerino. Ma i giudici si sono presi del tempo per decidere.

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