Sindaci, Provincia, Comunità Montana, forze dell’ordine e rappresentanti di Autolinee Varesine incontrano il prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, dopo l’aggressione all’autista di un autobus, da parte di un gruppo di giovanissimi, e la successiva rissa nel centro di Cassano Valcuvia.
Fatti avvenuti la scorsa settimana con il coinvolgimento di alcuni cittadini e di minorenni ospitati dalla cooperativa che gestisce il centro di accoglienza del paese, all’interno dell’ex eremo. Otto di questi ragazzi verranno presto allontanati dalla struttura. Non tutti hanno preso parte ai disordini della scorsa settimana, ma tutti hanno dimostrato di essere incompatibili con la vita di comunità. Da qui la soluzione dell’allontanamento, che la cooperativa San Martino – che gestisce il centro – aveva già chiesto tempo fa.
Questa la prima misura da adottare. Ma non sarà l’unica, perché dall’incontro tra istituzioni è emersa la necessità di costituire un nuovo tavolo tecnico per affrontare la situazione del centro d’accoglienza di Cassano, ma anche altre situazioni di degrado e pericolo segnalate nei Comuni limitrofi, tra spaccio e furti.
Per quanto riguarda la comunità di minori di Cassano, l’attività verrà rimodulata e già nei prossimi giorni verrà presentato un progetto per garantire maggior presidio e un’impostazione diversa alla quotidianità degli ospiti, così da evitare ulteriori situazioni di rischio e scongiurare gli atteggiamenti violenti.
Accanto agli sforzi di enti e amministratori locali c’è però anche il tema della burocrazia, riguardante il trattamento di soggetti di minore età, non accompagnati, che anche se ospiti di una struttura come quella di Cassano, restano comunque in carico al loro Comune di residenza, che nel caso specifico è fuori dai confini dell’alto Varesotto. E’ a questi Comuni, e ai relativi servizi sociali, che spetta il compito di trovare una sistemazione diversa per i minori che necessitano di cambiare ambiente. E le procedure non sono immediate.
Nel frattempo, come detto, il territorio unirà le forze per dare una nuova impronta alla vita all’interno della struttura di Cassano. In paese, invece, il clima resta teso: «La situazione è complicata – commenta Serena Barea, prima cittadina di Cassano Valcuvia – Le persone si aspettavano una soluzione diversa, cioè la chiusura del centro». Bisogna invece trovare un punto di incontro che consenta alla comunità di lavorare in modo efficace e ai suoi ospiti di condurre una vita tranquilla. Ma soprattutto è prioritario che i residenti tornino a frequentare gli spazi pubblici del paese senza sentirsi in pericolo. «Si tratta di una condizione che per noi è irrinunciabile», aggiunge in conclusione il sindaco.
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