Varese | 14 Giugno 2023

Mercato di Luino, ambulante a processo: i colleghi lo difendono

L'uomo è accusato di aver percepito illecitamente il reddito di cittadinanza: risultava disoccupato ma vendeva alle bancarelle. I testimoni: aiutava un parente a sistemare i banchi, poi se ne andava

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Diceva di essere disoccupato ma nel frattempo lavorava come ambulante dei mercati di Luino e Lavena Ponte Tresa, percependo illegalmente il reddito di cittadinanza? No, perché al mercato ci andava solo da accompagnatore.

Sulla routine tra le bancarelle nel periodo oggetto delle indagini della Guardia di Finanza (dalla primavera del 2019 all’estate del 2020), poi sfociate in un rinvio a giudizio e in un processo che è in corso in tribunale a Varese, sono intervenuti in udienza da testimoni alcuni ex colleghi dell’imputato, di origine nord africana, che hanno confermato la tesi dello stesso: l’uomo si vedeva ogni settimana al mercato, ma perché assisteva un parente, al quale aveva lasciato il posto.

«Arrivava alla mattina presto con il furgone, aiutava a sistemare il banco, faceva un giro e se ne andava. Poi tornava nel tardo pomeriggio per smontare tutto. A vendere la merce restava solo suo cognato». Questa la versione dei testimoni, che parlando dell’imputato hanno inoltre messo in evidenza il suo approccio alla quotidianità del mercato, rimasto invariato dopo la sua rinuncia all’attività di ambulante: «E’ una persona generosa, parla con tutti, aiuta con pratiche e documenti chi fa fatica a comprendere l’italiano».

Non la pensa così la Procura di Varese, che accusa l’uomo di aver percepito, senza averne diritto, quasi 8mila euro in poco più di un anno, usufruendo del reddito di cittadinanza in un periodo in cui non era disoccupato. Tra gli elementi accusatori ci sono gli esiti degli appostamenti al mercato effettuati dagli uomini delle Fiamme Gialle, che in una occasione sentirono il venditore lamentarsi per la carenza di affari. Sul punto l’avvocato Maria Privitera, che assiste l’imputato, ha anticipato la linea difensiva: l’uomo aveva ceduto la propria partita Iva ad un parente, restando nel giro dei mercati come suo collaboratore, a titolo gratuito, secondo i limiti previsti dalla legge: per un massimo di 720 ore in 90 giorni all’anno.

Tutti aspetti su cui l’imputato potrà fare ulteriore chiarezza il prossimo inverno, quando al ritorno in aula si sottoporrà alle domande delle parti.

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