Stando ai dati diffusi martedì dall’associazione di categoria Funivie svizzere nel periodo compreso dall’inizio della stagione sino a fine aprile è stata registrata una flessione – i dati sono su base annua – del 12% dell’affluenza e del 9% del fatturato. Nella comparazione con la media degli ultimi cinque anni la contrazione a livello di primi ingressi si riduce a -1%, a fronte di un +6% sul fronte dei ricavi. La discrepanza fra i due dati è segno quindi che i prezzi sono aumentati.
Nel confronto con la stagione da primato 2021/2022 tutte le regioni elvetiche – fatta astrazione per il sud delle Alpi – mostrano cifre in calo. Significativi sono per esempio i dati del Vallese (-7% l’affluenza, -6% i proventi, su base annua), dei Grigioni (-9% e -7%), nonché dell’Oberland bernese (-17% e -15%). Il confronto con l’ultimo lustro presenta accenti diversi; in primo piano è il Vallese (+10% e +14%), mentre maggiore stabilità è mostrata dall’Oberland bernese (-5% e +2%) e dai Grigioni (+2% e +9%).
Un discorso a parte merita il Ticino, che ha dovuto fare i conti con scarse precipitazioni nevose. Fenomeno, questo, bene conosciuto anche alle latitudini italiane, segnatamente anche nel Varesotto con l’unico impianto di risalita esistente, quello della Forcora. Il cantone, tornando oltre frontiera, segna quindi +69% (affluenza) e +37% (incassi) nel confronto con il 2021/2022, che come noto è stato ancora più povero di neve, mentre nel paragone con la media dei cinque anni viene osservato un crollo rispettivamente del 61% e del 39%. Il settore guarda ora all’estate, molte società iniziano infatti l’attività stagionale già a maggio, nel tentativo anche di un recupero di ciò che si è perduto d’inverno.
Crescono i pernottamenti in Svizzera
La ripresa turistica in generale prosegue in Svizzera, anche se la crescita si sta sensibilmente indebolendo: in marzo sono stati registrati 3,2 milioni di pernottamenti, il 4% in più dello stesso periodo del 2022, una progressione in rallentamento rispetto al +36% di gennaio e al +14% di febbraio, che ancora beneficiavano dell’effetto base legato alle restrizioni Covid del 2022. L’incremento del terzo mese dell’anno è interamente dovuto agli ospiti stranieri, che hanno compensato il calo degli svizzeri. I visitatori provenienti dall’estero hanno generato 1,5 milioni di notti (+21%), mentre la clientela indigena ha contribuito con 1,7 milioni (-7%), come emerge dai dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica (UST).
Tutte le grandi regioni presentano un aumento, ad eccezione della Svizzera orientale, che comprende i Grigioni (-17% a 563’000, con una quota del 64% di svizzeri). Il Ticino (+3% a 143’000, 70% di svizzeri) torna invece a progredire, dopo aver subito negli scorsi mesi flessioni legate al fatto che il cantone aveva particolarmente approfittato delle restrizioni di viaggio, per poi vedere i suoi turisti partire per altri lidi. Si confermano in netto recupero le città che parecchio dipendono dai viaggiatori d’affari, come mostrano i balzi di Zurigo (+36%), Basilea Città (+31%) e Ginevra (+25%).
Per quanto riguarda i paesi di provenienza, a dominare il comparto estero è la Germania (321’000 notti), davanti a Stati Uniti (179’000), Regno Unito (139’000), Francia (109’000), Italia (66’000), Paesi Bassi (58’000), Belgio (40’000), Spagna (31’000) e India (28’000). Nell’insieme del primo trimestre il settore alberghiero svizzero ha registrato 9,5 milioni di pernottamenti, con una crescita su base annua del 16 per cento.
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